Accesso agevolato al microrazzismo

Forse esagero, forse no. Comunque … Fra carte di casa ritrovo un opuscoletto riepilogativo delle misure di sostegno economico adottate da soggetti pubblici e privati della provincia di Pesaro e Urbino, in collaborazione, in favore delle persone più colpite dalla crisi economica. Cose semplici ma concrete: proroghe nei pagamenti delle bollette, sconti sui trasporti scolastici, accesso agevolato a microcredito … Fin qui, tutto bene. Ma leggo anche che, per usufruire degli aiuti, i cittadini extracomunitari devono essere residenti nel territorio provinciale da almeno cinque anni. E da qui, meno bene.

La crisi c'è per tutti, le risorse per gli aiuti sono molto limitate, è doloroso ma bisogna stabilire delle priorità. Tuttavia, perché un norvegese può accedere al microcredito il giorno dopo essersi stabilito nel territorio provinciale e un tailandese deve aspettare cinque anni? Che cosa ha di diverso la loro condizione di bisogno?

E anche volendo pensare ad una scelta di favorire l'assegnazione di risorse locali a chi ha un rapporto non troppo recente né occasionale con il territorio, ecco che la questione si pone negli stessi termini di prima. Perché un cileno residente da quattro anni non può usufruire di un rinvio nel pagamento di una bolletta e un polacco appena arrivato, invece, sì?

Le condizioni oggettive di bisogno non conoscono passaporti. Ecco perché pretendere soltanto dai cittadini extracomunitari che risiedano nella provincia da almeno cinque anni appare come una piccola declinazione del razzismo.

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