Fuori dall'euro? Prime considerazioni.

Moneta da un euro

Il dibattito semi-permanente sulla moneta europea e su quanto sia desiderabile abbandonarla per tornare, nel caso dell'Italia, alla Lira, ha subito un'accelerazione dopo che il Movimento 5 Stella ha avviato la raccolta di firme per poter presentare una legge di iniziativa popolare finalizzata a indire un referendum consultivo sulla permanenza o meno dell'Italia nella cosiddetta “zona euro”.

In sostanza, il Movimento 5 Stelle si sta battendo per dare ai cittadini la possibilità di esprimersi rispetto a una scelta, quella di aderire all'euro, sostanzialmente avvenuta sulle loro teste. Persone che stimo, peraltro, hanno sollevato dubbi un po' su tutto: sullo slogan scelto per promuovere la raccolta di firme (“Fuori dall'euro”); su quanto sia efficace un referendum consultivo su una materia ostica per la quasi totalità dei cittadini; infine, su quanto sia davvero possibile e, soprattutto, desiderabile che l'Italia esca dall'euro. A queste persone cerco di offrire un mio primo, piccolo contributo alla riflessione su un tema che, purtroppo e come al solito, è affrontato da molti nel modo chiassoso e irrazionale che mi pare non abbia mai risolto un problema che sia uno. Detto ciò, veniamo al dunque.

Primo fatto: l'Unione Europea è attualmente composta da 28 stati; 19 (compresa la Lituania che adotterà l'euro nel 2015) fanno parte della zona euro e gli altri nove, no. Fra questi nove ci sono economie “minori” ma anche Danimarca, Regno Unito e Svezia. Dunque è accertato che il mondo va avanti anche senza usare l'euro.

Secondo fatto: l'unico beneficio incontrovertibile, non contestato da alcun economista, derivante dall'adozione dell'euro è l'aver favorito la circolazione di merci e persone grazie all'azzeramento del rischio e dei costi di cambio. Su tutto il resto, a cominciare dall'effetto sull'andamento dei prezzi, le conclusioni sono le più varie. Dunque è almeno lecito chiedersi se il rapporto costi-benefici dell'adozione dell'euro (o del rimanere nell'area euro) sia vantaggioso.

Terzo fatto: a gennaio 2002, data di avvio della circolazione della moneta europea, il debito pubblico italiano era di 1.358.350 milioni di euro. L'ultima rilevazione (cioè ormai a fine 2014) lo quantifica in 2.148.395 milioni. Il dato forse più interessante, peraltro, è che dal 2002 ad oggi il debito pubblico è sempre andato aumentando, ogni anno è stato peggiore del precedente. L'euro, dunque, non ci ha difeso da niente, né dall'aumento del debito nazionale, né dall'inflazione che è scesa (fino a diventare recessione) praticamente in tutta Europa, euro o no che fosse.

Non pretendo di essere un economista di vaglia, né di aver esaurito l'argomento con queste poche pillole. Però mi sembra che ci sia già da riflettere su questo: ci chiedono di fare (ancora) sacrifici perché ce lo chiedono l'Europa e i mercati, ci dicono che uscire dall'euro sarebbe una tragedia e però, come sempre, non spiegano perché.

Alla prossima puntata.

Commenti

Apprezzo le ragioni di Antonio. Vorrei aggiungere alcune mie annotazioni.
!) il passaggio all'Euro avvenne sotto un governo che evitò accuratamente di sorvegliare l'andamento dei prezzi e la correttezza degli operatori. D'altra parte, quei personaggi senza etica si interessarono molto di più del loro possibile ( e nel frattempo realizzato) tornaconto.
2) quanto sopra fu facilitato da un rapporto di cambio purtroppo per la Lira e gli Italiani pericoloso: 1:2000. Come sa chi si occupa di "rapporti di scala" (ossia della scala di una planimetria, di un disegno...) i rapporti 1:2. 1:200, 1:2000 psicologicamente sono quelli che più facilmente inducono in errore (e i prezzi sono passati spesso da 1000Lire a 1Euro... i salari no). Altra omissione di controllo da parte dei nostri truffaldini governanti di allora.
3) il ritorno alla Lira non ci consentirebbe di truffarci stampando moneta. Le nostre sostanze evaporerebbero, il debito, contratto in moneta forte, avrebbe una ulteriore accelerazione. E i salari no.
E' come la democrazia: e' il miglior governo possibile e, davvero, l'unico legittimo: ma richiede impegno, etica, e partecipazione. Virtù faticose e "fuori moda". Meglio trovarci un padrone?

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