Saverio Raimondo, Franca Valeri, il boom e lo sboom

Ieri 6 dicembre (2012! se si leggesse questo articolo fra chissà quanto tempo), a Pesaro, nella Sala della Repubblica del Teatro Rossini e per iniziativa della Biblioteca San Giovanni, ho assistito a uno spettacolo teatrale che comprendeva due brevi monologhi di Saverio Raimondo. Il primo di essi basava la propria comicità sul racconto del denaro e del lavoro (quello "normale", retribuito) come esperienze lontanissime nel tempo, ricordi che è possibile ottenere soltanto scavando a fondo nella propria memoria.

Raimondo ci fa ridere, amaramente, obbligandoci a guardare la realtà, e cioè a quanto cose vicine nel tempo ci appaiano lontanissime dalla nostra attuale percezione del mondo, della vita, del futuro. "Vi ricordate quella cosa là, la ... la ... il lavoro! Tu lavoravi, e loro ti davano i soldi". Si ride ma ci si chiede: davvero è successo tutto così in fretta? E come è potuto accadere?

Il meccanismo comico praticato da Raimondo mi ha riportato alla memoria una geniale battuta di Franca Valeri. Il personaggio, la sora Cecioni, telefonava a un'amica per chiederle di portare "la pupa" ai giardinetti vicino casa, apprendendo che i giardinetti non esistevano più perché lì avevano costruito un palazzo. La sora Cecioni non se n'era accorta perché la finestra della camera che dava sui giardini aveva da un mese la tapparella guasta.
Ecco, in una battuta è condensato un momento storico, il boom economico degli anni Sessanta che, insieme a molto altro, fu anche una tumultuosa aggressione al territorio, con le città che crescevano a vista d'occhio in maniera scomposta e, spesso, abusiva. Su quel periodo sono state scritte decine di saggi, spesi milioni di parole. Franca Valeri lo racconta in due frasi.

Non manco di approfittare delle possibilità di condivisione offerte dalla moderna tecnologia e propongo due video coi monologhi di cui scrivo in questo articolo (la battuta che cito della Valeri è al minuto 2.25).

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