Racconti

Giancarlo Vannucci e il ruolo di terzino

Giancarlo Vannucci è un nome che ai più non dice molto. Oggi è un distinto signore con un paio di figli, un paio di mogli (prima una e poi un’altra, beninteso) ed un lavoro. Quando gli è possibile prova a tenersi in forma grazie a un po’ di sport, di tanto in tanto viaggia. Nell’insieme, dunque, conduce un’esistenza pressoché ordinaria. Quattro decenni fa, invece, di sabato o domenica la vita del Vannucci deragliava dal binario della normalità per dedicarsi al calcio amatoriale, praticato nel ruolo di terzino.

Nel gioco del calcio, parlando in generale, il terzino ha per scopo quello di difendere. In primo luogo, dunque, cerca di evitare che gli attaccanti avversari tirino in porta o che lo possano fare agevolmente. A quell’intento se aggiungono altri non meno rilevanti: che l’attaccante non abbia comode linee di passaggio del pallone ai suoi compagni, per esempio, o perfino che si trovi all’improvviso privo del pallone, abilmente uncinato dal terzino che, divenuto in possesso della sfera, può dare il via a un'altra azione della propria squadra.

Per economia di sforzi, tutte le operazioni del terzino si svolgono di norma nella propria metà campo, più o meno a ridosso della linea bianca oltre la quale è gol per gli avversari. Nel calcio più moderno è assai richiesto il terzino cosiddetto fluidificante, cioè quello che, polmoni permettendo, galoppa a perdifiato verso l’area avversaria per effettuare un traversone o, addirittura, per segnare. Questa del fluidificante, tuttavia, è una variante mai considerata dal Vannucci. Poco propenso a faticose scorribande in avanti, preferiva restare al posto suo, in difesa, pronto a marcare stretto l’attaccante che provava a sfondare dalla sua parte. Fu il più classico dei terzini arretrati. Altro suo elemento di classicità era lo stile di marcatura, espressione consapevole, non si sa se convinta o rassegnata, della boutade che accompagna tutti i terzini del calcio amatoriale: “Entrate decisi. Se prendete il pallone, pazienza.”

Ma, e qui arriviamo al punto, ai tratti più ordinari il Vannucci ne affiancò uno originale e inimitabile che sta alla base della sua fama imperitura ancorché circoscritta negli ambiti modesti delle salette interne di qualche Bar dello Sport, dove un’epica minore valica i confini del tempo grazie alla voglia narrativa di chi ha visto e dopo, a stretto giro, anche di chi non c’era. Un’epica minore, a dire il vero, solo considerando la portata degli eventi. Tuttavia, pur concedendo che la partita Folgor Popone – Misericordia Capezzana non susciti la stessa attrattiva di un Mondiale, anche in quella si possono trovare storie e personaggi straordinari. È anche, io penso, questione di contesto. Certi campi di gioco sono di per se stessi un’avventura. Ai tempi del Vannucci, per esempio, ebbi a vederne uno che mi è rimasto impresso.

Inverno pieno, otto di mattina, match insignificante fra due squadre di mezza classifica del torneo organizzato da uno degli enti di promozione sportiva della provincia di Pistoia. Per l’intera notte prima della partita una pioggia fitta e battente aveva flagellato il terreno, da tempo immemorabile sconosciuto all’erba. Negli spogliatoi in cemento a vista, neppure riscaldati, i thermos con il the caldo per il ristoro fra primo e secondo tempo si erano svuotati già durante la vestizione delle divise da gioco. Nonostante le circostanze scoraggianti, accompagnato dagli indomiti capitani delle due squadre, l’arbitro che doveva certificarne la praticabilità percorse quel campo in lungo e in largo alla ricerca della madre di tutte le zolle, quella dove il pallone avrebbe rimbalzato verso l’alto almeno per un metro lineare, come previsto dal regolamento. La trovò. Quel che seguì, nei racconti al bar, trasformò in tenzone omerica ventidue persone, alcune di queste ultime pure ammogliate con prole, impegnate in qualcosa che con lo sport del calcio, a ben vedere, condivideva pochi aspetti e dei più superficiali: un pallone, un arbitro, venti giocatori e due portieri, totale undici per ciascuna squadra. Quanto alle maglie che distinguevano le due formazioni, esse persero utilità nel giro di qualche minuto, avendo tutte assunto l’identico colore della mota. Per capire chi era compagno, così, si badava soprattutto alla direzione della corsa: se va verso di là, forse è dei miei ...

Eppure sono proprio l’insensatezza del contesto, la modestia dei tornei e l’insondabilità delle ragioni che spingono esseri senzienti a fare quel che fanno a trasformare in epica il calcio amatoriale e i suoi protagonisti, animati in campo da un furore agonistico degno di miglior causa e poi sempre pronti, fra uno scopone e l’altro, a rievocare il due a zero rifilato al San Baronto, doppietta dell’Agostini, primo gol su punizione a giro sopra la barriera, il portiere si è allungato come un’anguilla ma la palla, beffarda, gli è rotolata sulla punta delle dita e poi a pelo sotto la traversa, bello proprio.

Come si è detto, se l’attaccante attacca, il terzino cerca di ostacolarlo o almeno infastidirlo e, se ci riesce, gli porta via il pallone. Essendo il calcio sport dinamico e facile ai contatti, tuttavia, l’azione del terzino si traduce spesso in ostruzioni, spinte, sgambetti, gomitate, calci più o meno involontari agli stinchi o alle caviglie, pestoni sul piede. Se poi il terzino non ha grande tecnica, è facile che l’aggettivo “scomposte” qualifichi sia le entrate in scivolata del terzino stesso, sia le fratture dell’attaccante, indifferentemente. So che da dire è brutto ma è così.

Insomma, l’ordinario è vedere l’attaccante tartassato dal terzino, con il primo che si rovescia a terra comprimendo la parte colpita e il secondo che mostra i palmi delle mani proclamando innocenza. L’arbitro, però, conosce il fatto suo, perciò contro il terzino fischia il fallo, magari l’ammonisce, nei casi gravi lo espelle. È impossibile che un terzino concluda un campionato senza la sua provvista di provvedimenti disciplinari. Il Vannucci, in questo, non fu un’eccezione. Egli, però, nell’intera storia del calcio amatoriale, rimane il solo ad aver ribaltato la struttura del copione.

Il Vannucci attendeva che l’attaccante lo sfiorasse nell’irruenza della corsa. A quel punto, si sbilanciava plasticamente allargando le braccia e assumendo un’espressione mogia. Con la schiena ancora sui quarantacinque gradi, in fase di caduta, dalla bocca usciva l’invocazione “Arbitro!” però detta così, senza acredine, con tono medio e quasi sconsolato. Quella condotta era sistematica e quasi sempre coronata da successo cosicché, la statistica non mente, il Vannucci è il terzino con più punizioni a favore nella storia del calcio. Era sempre per terra a rotolarsi, dieci volte minimo a partita.

L’attaccante di turno, viceversa, dopo tre o quattro punizioni a suo sfavore cominciava a sentirsi defraudato del suo ruolo di vittima, quindi a vivere una crisi d’identità. Quando arrivava a completa confusione, protestava a gran voce contro l’arbitro. Questi, a sua volta, dopo tre o quattro proteste ammoniva l’attaccante. Il Vannucci, ovviamente, insisteva nel suo gioco esasperante e l’attaccante, dopo altre proteste, veniva ammonito per la seconda volta. Espulso per la doppia ammonizione, il poveretto doveva lasciare anzitempo quel terreno di gioco per calcare il quale, lui al pari degli altri, si era alzato alle sette di una domenica dicembrina per rimanere al nono posto del torneo provinciale CSI.

La condotta del Vannucci era senz’altro disonesta perché tendeva ad ingannare l’arbitro, né può giustificarla il fatto che fosse simmetrica alle simulazioni degli attaccanti per ottenere un calcio di rigore. Io, qui ed ogni volta che ne parlo, mi limito a dire che, per lo spettatore, quella condotta e le sue conseguenze avevano un effetto esilarante. Secondo l’abituale proiezione narrativa, ci si attende che il difensore maltratti l’attaccante. Con il suo gioco il Vannucci spezzava bruscamente la normalità e rovesciava il contenuto delle aspettative. E questo, lo sappiamo, è un meccanismo che sta alla base della comicità.

[ Contenuto pubblicato su antoniomessina.it il 18 novembre 2022 - Fonte immagine https://myteamstore.it/blogs/notizie/pallone-allenamento-calcio-quale-scegliere - Link verificati il 18 novembre 2022 ]

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