Racconti

L'amore al tempo del lavoro flessibile

Aldo di lavoro montava la quinta lama del rasoio Sradicator. La concorrenza spietata nel settore aveva via via sospinto i rasoi monolama nei musei archeologici, quelli bilama nelle retrospettive di design industriale e i trilama a impolverarsi accanto a pinne, maschere e boccagli nelle rivendite aperte solo d'estate nelle località di mare. L'ancor fresco dominio dei quadrilama era stato rotto dallo Sradicator, divenuto padrone del mercato giungendo a quota cinque.

Lo Sradicator era un prodotto Dalai Lame. Il contratto di Aldo con la Dalai era di collaborazione coordinata e continuativa. Questo faceva di lui un lavoratore cococò che grazie al suo contratto poteva confrontarsi con la realtà d'impresa e acquisire una professionalità che gli avrebbe assicurato la possibilità di collocarsi con successo nel mercato del lavoro alla scadenza del suo contratto. Glielo aveva detto il Capo del Personale durante il colloquio di assunzione.

Stefi di lavoro rispondeva al telefono qualsiasi cosa domandassero. A seconda dei contratti ottenuti, l'azienda che l'impiegava incaricava Stefi di prendere gli ordini per un elettrostimolatore o le prenotazioni per i taxi di Antananarivo o quel che fosse. Pur essendo impiegata dall'azienda che per attività aveva quella di far rispondere al telefono, Stefi non lavorava per l'azienda che l'impiegava in quanto l'azienda stessa prima di impiegarla telefonava a un'altra azienda che rispondeva al telefono dicendo sì ce l'abbiamo o no non ce l'abbiamo alle aziende come quella dove poi la Stefi andava a rispondere al telefono e questo perché l'azienda che diceva sì o no aveva per attività quella di farsi dare la disponibilità delle persone come la Stefi a farsi impiegare dalle aziende che telefonavano per sapere se era sì o se era no per il tempo che a queste aziende gli servivano persone come la Stefi che aspettavano una chiamata per dire sì all'azienda che così poteva dire sì ce l'abbiamo. E se di tutto questo non avete capito un'acca la colpa non è certo di chi scrive questa Storia. Fatto sta che quell'acca faceva di Stefi una lavoratrice coqucà, collaborazione quando capita.

Quando non lavorava, Aldo ogni tanto guardava la TV. Più di tutti gli altri lo divertiva una trasmissione a premi. Vinceva il concorrente che la sparava più grossa senza scoppiare a ridere. Una volta aveva perfino pensato di presentare la domanda per partecipare ma, casualmente, venne a sapere che lo aveva fatto anche il Capo del Personale. Consapevole di non poter competere, Aldo rinunciò.

I genitori della Stefi erano pensionati e sempre un po' in pensiero per quella figlia che vedevano uscire a orari diversi ogni settimana, se usciva. Stefi aveva provato a spiegare che le telefonate per gli elettrostimolatori arrivavano quando c'erano le televendite in televisione mentre le chiamate per i taxi in Madagascar si concentravano intorno agli arrivi e partenze dei voli internazionali. Per i suoi genitori, però, questo rimaneva difficile da comprendere. Stefi leggeva spesso una domanda negli occhi di suo padre, che poi era quella stessa che si poneva lei. Così, qualche volta, rispondeva a quello sguardo dicendo con dolcezza: “È un lavoro, sicuro.”

Aldo si riteneva un fortunato. Già in dodici occasioni, ogni volta pieno d'ansia, era andato a ritirare l'ultima busta paga ma, tutte le volte, il Capo del Personale prima gli aveva dato la busta, poi lo aveva guardato dritto negli occhi per dirgli finalmente: “Non tema, riassunto.” La Stefi, invece, già in dodici occasioni era stata chiamata dal Human Resource Manager del call-center che, dopo averle parlato per un quarto d'ora, le aveva detto: “Riassumendo, lei è licenziata.”

Aldo al quattordicesimo contratto semestrale e Stefi affittata per cinque settimane andavano al lavoro con lo stesso treno. Da principio non si notarono neppure, poi ci fu il colpo di fulmine, la linea ferroviaria fu interrotta per i lavori di riparazione e per alcuni giorni i pendolari dovettero usare il collegamento automobilistico sostitutivo. Sull'autobus si stava pigiati come sardine, per di più senza trovare il giornalino gratis sui sedili. Come capita a volte, però, quella situazione difficile ebbe anche dei risvolti positivi. Uno di questi furono Aldo e Stefi che in piedi accanto e senza giornalino si trovarono a scambiarsi sguardi, sorrisi sempre meno incerti e parole sempre più affettuose. Per farla breve, nacque un nuovo amore.

A questo punto la situazione era la seguente: la Stefi ondivagava fra diso e occupazione mentre Aldo, al quattordicesimo semestre di lavoro e per di più consecutivo, si concedeva il lusso di essere ottimista. Alla domanda che in Dalai di nascosto dall'azienda serpeggiava tuttavia fra gli addetti alla produzione, domanda riguardante chi avesse abbastanza guancia da usare le cinque lame dello Sradicator senza al contempo radersi pure i pettorali (cioè: quanto mercato c'era per quel megarasoio?), Aldo si rispondeva che le vendite finora parlavano da sole ma che il fatto più importante, alla fine, fosse un altro: un rasoio a sei lame non aveva spazio. Questo avrebbe impedito a lui e ai suoi colleghi di aver la stessa sorte dei lavoratori che avevano faticato per le aziende concorrenti, via via assunti con contratto a tempo indeterminato, a tempo parziale, a tempo determinato e con contratti biennali di formazione. Ad ogni nuova lama aveva corrisposto un tipo di contratto ed oggi li potevi vedere assieme, rasoi e lavoratori: i pensionati del tempo indeterminato nei musei archeologici, gli ex part-time nelle retrospettive di design industriale e i reduci del tempo determinato a impolverarsi accanto a pinne, maschere e boccagli nelle rivendite aperte solo d'estate nelle località di mare. Quelli assunti con contratto di formazione stavano accanto ai grandi scatoloni coi quadrilama che nessuno usava più. Qualcuno aveva rotto gli scatoloni per farne dei cartelli con scritto sopra FABBRICA OCCUPATA. Qualcun altro aveva rotto gli scatoloni per farne dei cartelli con scritto su NOI NO.

La Stefi e Aldo intanto vivevano coi loro, sarebbe a dire ognuno con i suoi. Anche a Pasqua. La situazione economica non era florida ma erano felici pur essendo costretti dalle circostanze a dover vivere la loro gioia alla giornata. Ma c'era il fatto che Stefi aveva 37 anni ed Aldo due di più cosicché un giorno, inevitabilmente, si trovarono a far progetti per il futuro. Decisero che la sera si sarebbero visti alla nuova multisala. Quella sera davano un film horror, uno d'amore, un poliziesco, un comico e uno di fantascienza. Aldo e Stefi guardarono i manifesti pubblicitari dell'uno e degli altri. Poi, passeggiando mano nella mano per le strade della città, fra un bacio e l'altro decisero che il più bello era quello del film di fantascienza.

Stefi era dolce, sempre assai paziente, senza pretese o grilli per la testa e con un solo, piccolo sogno posato nella mente. Aldo, che lo sapeva, si disperava in cuor suo per non poterla accontentare fino a che un giorno, miracolosamente, la Dalai Lame distribuì una piccola gratifica pure ai cococò. Poca roba, ma Aldo con una matita fece rapidamente due conti e prese in fretta tre cose: la decisione, il portafoglio e l'autobus per andare ai magazzini Ikrea. La sera tornò a casa e subito iniziò a darsi da fare. Perché lasciamo che sia tu a montare l'auto?, chiedeva la pubblicità. Che rispondeva: se fai tu il montaggio elimini il costo di qualcuno che lo faccia per te e il prezzo scende di conseguenza, perché una parte del lavoro la fai tu. Aldo ne era convinto, solo che pur avendo seguito attentamente le istruzioni gli erano avanzati due dadi e tre bulloni. Sperava che non fossero quelli decisivi. Più in generale, tutto l'insieme sembrava un po' precario ma questo, si disse, confermava che l'auto stessa era quella adatta a loro. Fatto sta che dopo una settimana Stefi poté gridare di gioia e coprirlo di baci. Sognava tanto di avere un'automobile, anche senza pretese, proprio come la Stefi, che li portasse appena più in là di un isolato ma insomma che ci fosse, con i finestrini, le quattro ruote in gomma ed il cruscotto su cui poggiare i piedi. Ora c'era.

Grazie alla nuova auto, quando Stefi era libera dal lavoro le loro domeniche furono assai diverse. Prima si incontravano davanti alla multisala e da lì iniziavano lunghe passeggiate. Ora si vedevano sotto casa di Aldo, salivano in macchina e, prima di tutto, ciascuno diceva dove gli sarebbe piaciuto andare. Alla fine era così bello decidere sempre di comune accordo! Poi scendevano e andavano a farsi una lunga passeggiata. Stefi era felice di essere stata un poco coi piedi sul cruscotto e Aldo era felice che la sua Stefi fosse così felice.

Poco dopo aver comprato l'automobile, Aldo e Stefi furono presi dal problema della casa. Risolverlo si presentava impresa impegnativa ma Aldo e Stefi erano intelligenti e determinati. Inoltre, la rivista di enigmistica che lo proponeva donava ai solutori dei quesiti delle tre puntate una macchina fotografica digitale e Stefi ed Aldo non avevano ancora alcuna foto che ricordasse per sempre il loro amore.

Vinsero, ma alla grande gioia nel ricevere il premio seguì la piccola delusione nel sapere che il problema della disoccupazione, con in palio le batterie al litio per il funzionamento della fotocamera, sarebbe apparso solo il mese dopo. Nel frattempo le cinque settimane di Stefi sarebbero terminate e lei temeva che questo in foto si sarebbe visto. Aldo la abbracciò forte e le disse teneramente: “Sei ancora più bella quando sei triste.” E siccome accadde che per il momento nessuna azienda avesse bisogno di affittarla per farla rispondere al telefono, Aldo vide Stefi diventare sempre più bella. Divenne faticoso anche convincerla a uscire un poco e allontanarsi da quel telefono che sperava ogni momento si mettesse a squillare e all'altro capo c'era l'azienda che rispondeva al telefono dicendo sì ce l'abbiamo o no non ce l'abbiamo alle aziende come quella dove e tutto il resto che s'è detto prima. Solo una volta la Stefi uscì di casa, allarmatissima. Senza chiedere, un vagabondo aveva fatto della loro auto la sua nuova casa mettendoci coperte, qualche attrezzo e addirittura una gallina con il suo compagno. Stefi aveva aggredito il vagabondo a male parole ma alla fine riuscirono a trovare un accordo: il vagabondo avrebbe liberato l'auto. Il guaio fu quando volle rimanere il pollo. Il vagabondo disse che se l'animale rimaneva lì lui pretendeva d'essere risarcito. Stefi gli diede ragione e pagò il pollo nell'auto. Lauto fu quindi il pranzo che Aldo, finalmente riuscito ad acchiapparlo, poi preparò col pollo il sabato seguente.

Andò che Aldo fu licenziato e assunto ancora un'altra volta mentre la Stefi stava sempre a casa. Aldo notava in lei segni di nervosismo e che, mai visto prima, alcune volte gli rispondeva male. Come la volta che Aldo disse a Stefi, appassionata di pittura, che invece lui non ne capiva nulla tanto che la Gioconda, per quel che ne sapeva, poteva pure essere un quadro di Leonardo.

Poi andò che la Stefi venne affittata per quattro settimane per rispondere al telefono alle persone che volevano qualche informazione sui corsi di formazione per “Organizzatore di corsi di formazione” cofinanziati dalla Comunità Europea e organizzati dal Servizio di formazione professionale del comune di Varsavia. Stefi parlava correttamente polacco, inglese, malgascio, tedesco, giapponese e spagnolo oltre all'italiano e un po' di portoghese, e questo le dava sempre qualche occasione in più.

Aldo, invece, non venne confermato. Una ditta dell'Appenino emiliano aveva appena lanciato Sestola, rasoio a sei lame di ultima tecnologia. Prima di riassumere, alla Dalai volevano vedere che piega avrebbero preso le cose. Così venne il turno di Aldo di essere nervoso e scostante. Stefi era molto paziente ma gli equivoci fra loro cominciavano ad essere dietro ogni angolo. Una volta all'uscita dal lavoro in affitto Stefi cominciò a raccontare allegramente di una telefonata buffa avuta in mattinata. Passato neanche un minuto Aldo sbottò che se Stefi non voleva più condividere con lui le sue esperienze poteva essere più onesta e dirlo chiaramente. Stefi si dispiacque molto, anche perché non l'aveva fatto apposta di continuare a parlare in polacco.

Ma c'era poco da fare: al di là dei piccoli litigi occasionali, il problema dei problemi era che l'orizzonte in cui si muovevano era pur sempre limitato all'oggi. Fino a neppure troppo tempo fa, la cosa più normale dopo essersi incontrati era di progettare tutta la vita assieme. Loro, di loro, potevano sapere poco più in là di qualche settimana. Ma anche di lasciarsi non erano capaci. Ci pensò Seven, incredibile rasoio a sette lame prodotto dalla Dalai nei nuovi stabilimenti di Trameanu, Romania. Aldo venne contattato come docente di un corso di formazione per "Applicatore di quinta lama" organizzato dal comune di Raducanu col cofinanziamento della Comunità Europea. Il contratto era buono, la vita in Romania costava meno, nove mesi senza Stefi sarebbero passati. Si fece coraggio e partì. All'inizio fu dura perché Musongo, Kantadelè, Ndjellele e Dhosoo erano emigrati da poco ed ancora parlavano solamente zairese. Per fortuna l'apprendistato era sostanzialmente pratico. Aldo mostrava loro cosa dovevano fare e quelli ripetevano sempre meno incerti. Intanto gli fu comunicata la notizia e così, passati i nove mesi, tornò in Italia e per la prima volta vide il suo bambino. Non potendo spendere molto aveva sempre comprato le confezioni di profilattici da zero pezzi e questo, naturalmente, non poteva rimanere conseguenze. Per fortuna c'erano i quattro nonni che volentieri si fecero carico anche del neonato come, da tempo, dei suoi genitori negli intervalli fra un contratto e l'altro.

Di quel che venne poi, forse, un'altra volta.

[ Contenuto pubblicato su antoniomessina.it il 19/09/2004 - Fonte immagine ... - Link verificati il ... ]

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