Racconti

Il cric

L’auto era parcheggiata lì ormai da una settimana perché la proprietaria, un’avvenente ragazza dall’italiano incerto, in carenza d’altri luoghi che ritenesse più adatti, aveva deciso di esercitare la propria attività di pubbliche relazioni all’interno della sua vettura. E siccome esercitare le pubbliche relazioni con l’auto in movimento è scomodo oltre che rischioso, la ragazza aveva deciso che la strada dove abitava Edo era proprio quella che faceva al caso suo.
Va da sé che Edo, disturbato dal via vai e dal va e vieni del pubblico relazionato, la pensava diversamente. E siccome altri tentativi non avevano dato frutti, quella notte decise che auto e ragazza, da davanti la sua casa, le avrebbe fatte sloggiare lui.
“Via di qui subito!” urlò dunque alla giovane, “altrimenti chiamo la polizia!”
“Io no sto faciendo niente di male,” rispose quella.
“Ora no, ma cinque minuti fa sì. E anche tutta la notte scorsa.”
“E alora?”
“E allora te ne vai sennò chiamo la polizia!”
“Ma io no posso lasciare qui mia machina.”
“Infatti te ne devi andare tu con tutta la tua macchina, se non l’hai ancora capito.”
“Questo no possibile perché machina con goma a tera.”
“E allora prima cambi la gomma, e dopo te ne vai. Capito?”
“Questo no possibile perché io no avere cric. Tu puoi prestare me cric?”
“Io non ti presto proprio nulla,” sbottò Edo, che piuttosto che dare una mano alla ragazza si sarebbe mangiato un gatto vivo. “E poi il cric non ce l’ho.”
“Alora io restare qui,” concluse la ragazza con la massima flemma.
Edo era così nervoso che forse avrebbe commesso una sciocchezza se, proprio in quel momento, il lampeggiante blu di una volante della polizia non fosse apparso all’angolo della strada. Appena ne riconobbe le insegne Edo si sbracciò per indurla a fermarsi. La volante frenò bruscamente lasciando tracce di pneumatico sull’asfalto.
“Presto, presto!”
“Arriviamo!”
“Venite!”
“Siamo qui. Stia calmo. Cosa succede?”
“Giusto voi, sia lodato il Cielo!” si rivolse all’indirizzo del giovane agente che era sceso per primo dalla macchina. “C’è qui una signorina che disturba la quiete pubblica.”
Il giovane agente guardò prima Edo e poi la ragazza, quindi esclamò: “Elena!”
“Ciao,” sorrise la ragazza.
“Che sta succedendo?” chiese l’agente.
“Questo signore arabiato con me.”
“Come mai?”
“Come sarebbe a dire, come mai? La signorina disturba la quiete pubblica!” disse Edo con decisione.
“Si tratta di un’accusa molto grave. Ha delle prove?”
“È una settimana che la signorina è parcheggiata qui.”
“Davvero?” chiese l’agente alla ragazza.
“Io aspetare caro atrezzi perché ho goma forata e non avere cric.”
“Vede?” disse l’agente, “Ecco spiegato tutto. Se solo avesse un cric, Elena andrebbe via subito. Anzi, adesso che ci penso: magari potrebbe prestarglielo lei, no?”
“Io chiesto lui ma lui no me dare cric perché dice no avere.”
“Non ha il cric?” chiese l’agente a Edo facendosi accigliato. “Non sa che è una dotazione obbligatoria?”
“Certo che ce l’ho. Ci mancherebbe che non l’avessi!”
“Faccia vedere.”
“Ecco, guardi,” disse Edo aprendo il bagagliaio della sua auto, “Cric, triangolo e giubbino rifrangente.”
“Lui prima avere detto me di no avere cric,” insistette la ragazza puntando l’indice accusatore verso Edo.
“È vero?”
“Sì.”
“Dunque prima ha mentito?” chiese l’agente accigliandosi ancora di più.
“Chi?”
“Come chi? Lei. È vero che le ha detto di non avere il cric?”
“Sì.”
“Questa non è una bella cosa. Potrei incriminarla per falsa dichiarazione, ma chiuderò un occhio se aiuta questa signorina a cambiare la gomma.”
Per Edo, quella notte, l’unica consolazione fu che i vicini fossero tutti a dormire.

 

[ Contenuto pubblicato su antoniomessina.it il 05/02/2005 - Fonte immagine ... - Link verificati il ... ]

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