Racconti

A qualcuno tocca

Rispettando anche quel giorno le sue abitudini, Fabio fece colazione di buon mattino, uscì di casa, comprò il giornale e si recò in pineta per andarselo a leggere sulla sua panchina preferita. "Finché dura," sospirò mentre si sedeva. Egli era convinto, infatti, che prima o poi il Comune avrebbe fatto pagare anche la sosta sulle panchine, magari dopo averle tinte di blu come le strisce dei parcheggi. Col suo povero bilancio da pensionato, per lui sarebbe stato un colpo molto duro. Ma intanto che il terribile evento non si verificava, Fabio poteva conservare le sue abitudini. Così si sedette, inforcò gli occhiali e cominciò a leggere.
"Permette?"
Fabio sbirciò sopra il giornale per vedere chi gli aveva rivolto la parola. Un uomo un po' meno anziano di lui gli stava sorridendo educatamente e accennava alla panchina. Senza dir nulla, Fabio si fece da parte, e lo sconosciuto poté accomodarsi.
I minuti che seguirono furono caratterizzati da un profondo silenzio, rotto solo dal fruscio delle pagine quando l'uno o l'altro dei due passavano al foglio seguente. Ma: a che serve un giornale se non c'è con chi commentare le notizie? L'occasione era ghiotta e così, pur essendo la prima volta che incontrava l'altro, a Fabio venne naturale di esclamare ad alta voce: "Ah, questa poi!" L'uomo, unica altra presenza umana nel raggio di duecento metri, non poté dunque fare a meno di voltarsi.
"È incredibile,” proseguì Fabio, “Vogliono mettere di nuovo mano alle pensioni. Di questo passo, non so proprio dove andremo a finire. Ma lo sa quanto prendo? Novecentosei euro al mese! Dopo una vita di lavoro! Le sembra giusto?"
L'uomo restò un attimo in silenzio, poi fece spallucce, e mentre si rimetteva a leggere il suo giornale borbottò: "A me ne danno ottocentoventi per andare a lavorare."
Dopo quel brevissimo scambio di opinioni, il silenzio, anche un tantino gelido, era tornato a regnare. Un vero peccato, dal momento che Fabio quasi mai aveva con chi scambiare due chiacchiere. Ritentò.
"Poveretto. Un operaio ha perso il portafogli con dentro la paga appena presa."
"A qualcuno tocca", disse l'uomo senza alzare la testa. Poi, di nuovo, il silenzio.
"Incredibile!” esclamò senza demordere Fabio dopo qualche minuto, “Ritira l'auto nuova la mattina e gliela rubano il pomeriggio. Una vera sfortuna, non trova?"
"A qualcuno tocca," commentò freddamente l'uomo. Seguì una nuova, lunga pausa.
"Questa è bella!” si indignò Fabio cercando di nuovo di attaccare discorso, “A un pensionato come me hanno sbagliato a calcolare le tasse e gli è arrivata una multa di ventimila euro."
"A qualcuno tocca", replicò asciutto l'uomo per la terza volta. Fabio, a quel punto, si spazientì.
"Ma sa che è un bel tipo! A queste persone capitano di quelle sfortune e lei sa dire solo che a qualcuno tocca?”
L'uomo alzò la testa e guardò avanti a sé, come pensieroso. Poi si voltò verso Fabio e disse: "Meglio a loro". Dopodiché, si immerse nuovamente nella lettura del suo giornale.



 

[ Contenuto pubblicato su antoniomessina.it il 19/12/2010 - Fonte immagine ... - Link verificati il ... ]

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