Racconti

La prima e la terza

Quel giorno Antonio si sentiva triste. Colpa sua, sia chiaro. Le cose con Mara non stavano come lui aveva sperato. Frasi dette, non dette, immaginate, intuite. Troppo poco per pensare davvero, in modo fondato, che l’amicizia di data ancora fresca si fosse trasformata in qualcos’altro. Amore, sì, Antonio sperava proprio che fosse amore. Gli era parso che questo, un sentimento più tenero e caldo, e forte, stesse per nascere fra loro due. O meglio, che fosse già nato, e solamente ci volesse l’occasione giusta per dirselo. Qualche sguardo fisso negli occhi un po’ più a lungo, qualche sorriso un po’ più dolce, qualche carezza accennata in modo timido. Molte speranze. Anche nel Natale, coi suoi regali che a volte sono freddi, a volte fatti solo per dovere, ma a volte così pieni di sentimenti, simboli, significati. E in un certo senso il regalo di Mara lo fu, carico di significati. Perché …

Ma basta, amici, adesso basta fingere. Stavo provando a trasformare in un racconto una delle mia tante delusioni sentimentali. Il regalo di Mara fu bello, perfino costoso, ma appunto mancava di quei sovrasensi che speravo di trovarci. Il regalo di un’amica, appunto, e tutte le mie fantasie sfumarono come al risveglio le fiabe della sera. Chissà perché, a volte, uno sguardo fisso negli occhi un po’ più a lungo, un sorriso un po’ più dolce, una carezza accennata in modo timido mi facciano immaginare cose che non sono, chissà. Magari è vero quello che mi dicono, che in realtà la solitudine mi pesa. Così, inconsciamente, mi creo delle illusioni dalle quali vengo puntualmente disilluso. Solo che a Natale è sempre un po’ più amaro, e quel Natale lo è stato più di tutti.

Ciò scritto, Antonio Basile premette il tasto Salva e chiuse il file, ripromettendosi per il giorno dopo una rilettura a mente fresca. Perché qualcosa c’è sempre da rivedere, nei racconti scritti di getto.

 

[ Contenuto pubblicato su antoniomessina.it il 24/09/2012 - Fonte immagine ... - Link verificati il ... ]

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