Arto Paasilinna

Prigionieri di Paasilinna

Arto Paasilinna

Il naufragio, la scoperta del luogo in cui la sorte ha deciso di scaraventare il protagonista, la risoluzione del problema della sopravvivenza e, se il naufragio è collettivo, l'organizzazione del vivere sociale. Lo scrittore finlandese Arto Paasilinna non trema di fronte a un tema affrontato da decine di opere letterarie e lo rivisita a modo suo, con quella miscela di ironia, distacco, divertita curiosità e rassegnata compassione che costituisce la lente attraverso la quale racconta il mondo degli uomini anche in Prigionieri del paradiso (Milano, Iperborea, 2009, pp. 199).

Il naufragio è in effetti un ammaraggio di fortuna di un aereo noleggiato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite. A bordo dell'aereo viaggia del personale ingaggiato per la realizzazione di progetti umanitari in Asia. La mano dell'Autore è riconoscibile fin dall'elenco dei passeggeri sopravvissuti al disastro: 14 infermiere svedesi, 10 ostetriche finlandesi, 10 tagliaboschi finlandesi più un giornalista, medici, piloti, tecnici forestali ecc. Una miscela paradossale costretta a inventarsi un'esistenza comune con gli esiti prevedibilmente imprevedibili dei personaggi di Paasilinna.

Sul tema del naufragio e di quel che segue, però, Paasilinna innesta alcune varianti di non poco conto. Per esempio, l'isola deserta è in realtà una zona disabitata e lussureggiante nonché, si scopre, ai margini di una zona di guerra (fra governativi e ribelli). Il mondo e i suoi problemi, così, non sono poi così distanti e la vita della piccola comunità, fatta di capanne, liquore di cocco, pesca e scimmiette addomesticate, somiglia molto al “voltarsi dall'altra parte” di tante persone ben inserite nel mondo civilizzato.

Il fatto che i naufraghi siano tutti professionisti impegnati nella cooperazione internazionale, così, denota la vena più sarcastica, qualche volta addirittura feroce, con la quale Paasilinna racconta le cose umane. Un esempio efficace di questa vena è senz'altro rappresentato dalla descrizione del progetto internazionale che coinvolgeva le ostetriche finlandesi che, senza l'incidente aereo, si sarebbero dedicate alla diffusione in Bangla Desh dei metodi di controllo delle nascite. “Per questo nella stiva dell'aereo c'era qualche milione di spirali intrauterine in rame prodotte dalla Outokumpu e altrettante pillole anticoncezionali, riservate alle donne che avessero accettato di prenderle e fossero in grado di contare fino a trenta.” Sulla cooperazione internazionale si è scritto molto, Paasilinna dice parecchie cose in poche righe.

Come in tutti i libri di Paasilinna, tuttavia, il sarcasmo è spruzzato qua e là, insieme al divertimento e, a ben vedere, anche all'invito a non prendersi troppo sul serio così come, all'occorrenza, a cercare un po' d'allegria in qualche superalcolico distillato artigianalmente.

Arto Paasilinna e la storia della sua Finlandia

Sangue caldo, nervi d'acciaio è l'ultima opera tradotta in italiano dello scrittore finlandese Arto Paasilinna, uscita nel 2012 per la consueta cura dell'editore Iperborea. Il libro ricostruisce la storia della Finlandia degli ultimi novant'anni ma, naturalmente, attraverso la lente scanzonata, e a volte irriverente, di Paasilinna.

Lo stile è, come sempre, efficacissimo. Si comincia a leggere e si ha la sensazione di andare subito al galoppo. Quanto al taglio dello sguardo, una citazione vale più di mille commenti. Tuomas Kokkoluoto, il padre del protagonista Antti, si adopera per far seppellire i due fratelli Jaakkola, rimasti uccisi nel corso della guerra civile alla quale partecipavano dalla parte dei rossi. Il rappresentante della chiesa di Toijala, contattato da Tuomas presso la “camera mortuaria della città, dove eroi bianchi e rossi venivano conservati fianco a fianco”, accoglie la richiesta, non senza prima sottolineare che “... non era così ovvio, di quei tempi, mettersi a spedire cadaveri di rossi su e giù per il paese. Tuttavia, per pura carità cristiana, in quel caso era disposto a fare un'eccezione.

Due giorni dopo, nella stazione di Ykspihlaja entrò sbuffando un treno con un pianale merci attaccato in coda. Sul pianale cinque bare, e quaranta botti di burro destinate all'Inghilterra.”
(PAASILINNA, Arto, Sangue caldo, nervi d'acciaio, Milano, Iperborea, 2012, p. 34).

Il libro è tutto così, sempre sul crinale fra la compassione e una punta di disprezzo per tanto agitarsi degli esseri umani in nome di convinzioni e convenzioni che sfociano così facilmente in tragedia, quando la vita, almeno un po', potrebbe essere più semplice.

_____

Subscribe to RSS - Arto Paasilinna