Banca Etica

La sinistra che mi va stretta

Ritratto di Lenin

Riferito al mondo delle idee politiche, il termine “sinistra” è divenuto quasi inservibile per quanto è stato esteso o compresso, tirato da una parte o dall'altra, piegato agli scopi più diversi da un gran numero di persone che, senza neppure dover scavare molto, si scopre che condividono poco o nulla su che cosa sia giusto per il consorzio umano. Nonostante questo, nell'opinione comune rimane viva la vaga sensazione che sia “di sinistra” difendere i diritti dei lavoratori e preferire il “progresso” alla “conservazione” (salvo non precisare più di tanto in che cosa consistano concretamente l'uno e l'altra).

Quando, appena ragazzo, iniziai a interessarmi dei problemi del mondo, fu a “sinistra” che pensai di trovare l'abito della mia misura. Dopo quarant'anni, quell'abito ho cominciato a sentirmelo un po' stretto. Provo a dirne i motivi dopo aver avvertito, peraltro, che mi riferirò volutamente a un'accezione amplissima del termine “sinistra”, senza addentrarmi nelle mille sfaccettature che distinguono, tanto storicamente quanto al giorno d'oggi, i suoi interpreti italiani dagli anni Settanta in poi.

Una prima idea che mi va stretta è la centralità del lavoro che, immediatamente, diventa centralità della produzione, con quel che segue in termini di modello sociale, sfruttamento di risorse e via dicendo. A mio avviso, questa idea sta alla base dell'incapacità, da parte della sinistra, di assumere integralmente nel proprio bagaglio le tematiche ambientali, così essenziali da affrontare per definire un'idea di futuro equo e sostenibile. Come se non bastasse, la sinistra ha spesso visto le scelte di tutela dell'ambiente come alternative o addirittura in contrasto con la tutela del lavoro dimostrando, una volta di più, di non aver compreso i termini del problema. Lo schema della sinistra, così, spesso è stato il seguente: i posti di lavoro vanno salvaguardati; se si inquina, pazienza; se bonificare è costoso e il privato non se lo può permettere, intervenga lo Stato perché i posti di lavoro vanno salvaguardati. Che quel lavoro, e il prodotto che ne deriva, siano insensati economicamente e insostenibili ambientalmente, poco conta, perché i posti di lavoro vanno salvaguardati.

Una seconda idea che mi va stretta è la centralità dei lavoratori. I lavoratori sono importanti ma la loro non è l'unica categoria (tanto sociale, quanto interpretativa) su cui fa perno la comunità delle persone. Se si può opinare sulla validità teorico-operativa della categoria dei “poveri” cara al pensiero cattolico, per esempio, dovrebbe raccogliere maggiori consensi, a mio parere, la categoria “persone” o, provando a focalizzare un po', quella di “soggetti deboli”. Viceversa, nella mia esperienza ho incontrato spesso una “sinistra” che organizzava scioperi di chi lavorava e reclamava il lavoro per chi non l'aveva, non ho incontrato mai, o quasi, una sinistra che organizzava gruppi di acquisto o reti solidali dedicate alle persone anziane, ai ragazzi che avevano bisogno di un doposcuola, ai disabili o ai senza tetto. Volendo forzare un po' l'immagine, la sinistra si è occupata dei lavoratori e si è dimenticata delle loro famiglie.

Le modeste riflessioni che avete appena letto sono figlie della mia esperienza di questi ultimi anni, fortunatamente ricca di momenti schierati, partigiani, concreti e trasversali. Sia nel Gruppo di Acquisto Solidale a cui partecipo, sia nella rete dei soci di Banca Etica di cui mi onoro di far parte, infatti, convivono persone dalle storie politiche e personali più diverse. Queste persone, tuttavia, riescono a incontrarsi sul terreno comune delle azioni a difesa della dignità delle persone e a sostegno della loro possibilità di esprimersi e realizzarsi. Più in generale, queste persone si ritrovano nel provare a disegnare un'idea di futuro sostenibile ma ancor più, se possibile, a praticare già oggi quell'idea di futuro.

Non dubito che, fra le autoproclamate persone “di sinistra”, in molti storceranno il naso e, chissà con una punta di disprezzo, mi diranno che quel che dico non basta e addirittura è grave, perché non mette in discussione “i rapporti di forza” o perfino il “modello di società capitalista”. Per questo primo articolo del 2015, però, ho già scritto molto. Replicherò alla critica in un'altra occasione, prima o poi. Buon anno a tutti.

I miei curiosi incroci fra finanza etica e reparto pediatria

Certi incroci delle nostre vite sono così articolati da suscitare un moto inevitabile di sorridente stupore. Ecco quel che mi sta capitando in questi giorni.

Da bravo socio attivo, nonché azionista, parteciperò alla prossima assemblea nazionale di Banca Etica (a Firenze, sabato prossimo 18 maggio). A questa assemblea, per la prima volta, parteciperanno i soci della “quinta area”, cioè i soci spagnoli che si affiancano a quelli delle quattro aree italiane (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud).

Da bravo lettore, nella mia borsa non manca mai un libro. In questo periodo sto leggendo un saggio intitolato I volonterosi carnefici di Hitler. La prima parte del libro è dedicata anche a come si è formata l'opinione comune dei tedeschi sugli ebrei. A tale opinione (negativa oltre ogni misura) si associarono anche le chiese tedesche del tempo, tanto cattolica quanto protestanti.

Da bravo appassionato di finanza etica, ieri ho sfogliato subito il numero appena ricevuto della rivista Valori, promossa da Banca Etica. Nell'editoriale leggo che l'attuale esperienza della Banca ha precedenti storici nell'attività dei frati francescani che, nel XV secolo, promossero in Spagna le Arcas de Misericordia e in Italia i Monti di Pietà. Questi istituti erogavano prestiti di modesta entità in cambio di un pegno, che si poteva riscattare alla scadenza stabilita.

La soluzione operativa escogitata dai Monti di Pietà per venire in soccorso dei poveri nasceva anche per superare il rifiuto cattolico del prestito a interessi. Tale tipo di prestito, a volte spinto fino all'usura, era invece lecito e praticato dagli ebrei. Questi ultimi, perciò, erano assai mal visti sia perché operavano in un modo che i cattolici consideravano moralmente spregevole, sia perché si ricorreva a loro quando la persona era in difficoltà. Nell'opinione comune, dunque, l'ebreo era un essere immorale che speculava sulle disgrazie altrui.

Fra i francescani più impegnati nella istituzione dei Monti di Pietà scopro che vi fu Michele Carcano. A Firenze (dove sabato prossimo si svolgerà l'assemblea di Banca Etica), nel 1493 fu vietato a frate Carcano di proseguire la sua predicazione a causa delle violenze sugli ebrei che essa aveva provocato. Oltre che dedicarsi al sostegno economico ai poveri, Michele Carcano si adoperò nel campo dell'assistenza sanitaria, in particolare per concentrare in strutture di dimensioni adeguate i piccoli ospedali dell'epoca. Fra queste nuove strutture, l'ospedale Sant'Anna di Como, istituito nel 1468 e dove, 492 anni dopo, sono nato io.

Oltre che il mondo, dunque è piccola anche la storia!

Banca Etica, gli opportunisti e il Movimento 5 Stelle

In questi ultimi giorni si sono verificati due fatti diversi e distanti ma che è possibile collegare: il grande successo elettorale del Movimento 5 Stelle, da un lato, l'inchiesta giudiziaria sulla compravendita del senatore Sergio De Gregorio ad opera di Silvio Berlusconi, dall'altro.

Quanto a De Gregorio, egli fa parte della discreta serie di singolari personaggi saliti sul carro dell'Italia dei Valori, il movimento politico formatosi attorno a Antonio Di Pietro, per valorizzare soprattutto se stessi.

Quanto al successo del Movimento 5 Stelle, è facile prevedere che fra le sue conseguenze ci sarà un infoltimento repentino delle sue fila. Molti saranno in buona fede, altri no, mentre fra le accuse più ricorrenti rivolte a Beppe Grillo c'è quella di controllare in modo quasi poliziesco requisiti e dirittura morale (secondo i parametri di Grillo stesso, ovviamente) dei portavoce del Movimento. Eppure, vivendo in Italia, non dovrebbe apparire tanto sconclusionata una determinazione feroce nel provare a evitare l'ingresso last minute di persone che vedono nel movimento non un'occasione d'impegno ma un'opportunità di visibilità personale.

La ricerca di una effettiva democrazia interna a un'organizzazione, del resto, pone diverse questioni. Una di queste è richiamata in quello che considero un bel passaggio del Codice Etico di Banca Popolare Etica. Lo riporto per intero.

Non opportunismo dei soci attivi

I soci che partecipano in maniera più attiva alla vita della Banca hanno maggiori opportunità di esercitare un'influenza nei principali eventi che caratterizzano la vita societaria, con il rischio di agire in base a un orientamento personale che non tenga conto sufficientemente delle posizioni dei soci meno attivi, limitandone così l'esercizio della partecipazione.

Al fine di ridurre tale rischio, BancaEtica:

1. si impegna a tenere tutti i soci, anche quelli meno attivi, costantemente aggiornati e informati sulle questioni rilevanti inerenti alla vita societaria;

2. adotta modalità partecipative diversificate in occasione dei momenti più importanti della vita societaria, al fine di favorire il maggior coinvolgimento possibile nei processi decisionali.

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