Beppe Grillo

Lettera aperta al sindaco di Parma, Federico Pizzarotti

Caro Federico,
guardando a Parma dalle Marche dove vivo, ho sempre considerato la sua persona poco meno che un eroe, dotato, per farsi carico del disastro lasciato dalle precedenti giunte della sua città, di determinazione, coraggio e incoscienza in parti uguali. Quando si ha un eroe, lo si vorrebbe sempre senza macchia e senza paura e ogni ombra, anche piccola, dispiace. Convinto che si possa imparare anche dalle critiche ingiuste, così, mi permetto di indicarle
piccole cose che ha detto o ha fatto e che, secondo me, non vanno nella direzione giusta.

Non mi è piaciuta la presa di posizione sull'esclusione del Parma Calcio dalle competizioni europee del prossimo anno. Non mi riferisco al merito, ma proprio al fatto che abbia preso posizione. La politica, non da oggi, usa lo sport e interferisce più o meno direttamente con la sua autonomia. Che anche lei l'abbia fatto, a me non è piaciuto.
Anche nel merito, del resto, non credo che abbia dato un buon segnale parlando di un Parma che “
... si è meritato sul campo, battagliando, la qualificazione in Europa e non può essere certo un limite burocratico ad eliminarlo senza giocare.” Il “limite burocratico”, come l'ha definito, era il versamento di un'imposta allo Stato entro una scadenza stabilita. Come ogni altra regola, può anche essere considerata ingiusta, ma c'è ed era lì da prima che il Parma vincesse sul campo. Perciò sarebbe stato un buon segnale che lei, se proprio voleva pronunciarsi, invitasse al rispetto delle istituzioni e delle regole, pur nel dispiacere per la mancata partecipazione alle competizioni europee dovuta a fatti extra-sportivi. Anche perché, mi permetta di pensar male, il Parma Calcio ha versato l'imposta dopo aver acquisito il posto utile nella classifica del campionato e, dunque, l'interesse economico e sportivo a partecipare alle competizioni stesse. E se non l'avesse acquisito, avrebbe continuato a tenersi in cassa i 300mila euro di IRPEF? Le imposte si pagano solo quando fa comodo?

Non mi è piaciuto l'entusiasmo con cui ha annunciato la conclusione dei lavori per la nuova stazione di Parma. Due anni fa l'ascoltai polemizzare con chi ne aveva deciso la costruzione. La qualificò come un'opera inutile (“bastava riverniciare quella esistente“), sovradimensionata (“Parma, alla fine, è grande come un quartiere di Londra”) e inutilmente costosa. Oggi, dunque, avrei apprezzato che nell'inaugurarla avesse detto che il Comune è stato costretto a completarla ed è stato capace di farlo, ma la stazione resterà per sempre quale monumento dell'insensatezza e dello spreco oltre che, per molti anni, un peso economico sulle spalle dei cittadini. Pur ammettendo che la chiusura del cantiere riduce i disagi, parlare della nuova stazione come ha fatto lei (“Parma avrà finalmente la sua stazione”, “Per i parmigiani un'altra bella notizia” ecc.), se non si ricorda pure che cosa porta con sé e che cosa lascia quella struttura, suscita l'impressione che si identifichi con l'opera e, alla fine di tutto il percorso, la condivida.

Infine, penso che debba stare attento a un atteggiamento che, pur motivato, può diventare negativo. Mi riferisco alle sue convinzioni che si amministri per tutti, che amministrare sia difficile e che lavorare a testa bassa non concede sempre il tempo per spiegare tutto a tutti. È vero, ma si deve stare attenti. Un sindaco è di tutti ma è stato scelto per la realizzazione di un programma preciso, in contrapposizione ad altri. Un conto è il rispetto, un altro è allentare il legame con la propria base.

Quanto all'amministrare (a testa bassa riguardo all'impegno, a testa alta riguardo all'onestà e alla trasparenza), il pericolo più subdolo è quello di invertire la direzione del flusso. Lo sforzo di ogni politica veramente nuova, cioè, dovrebbe essere quello di portare i cittadini nelle istituzioni. Se le istituzioni si richiudono nella propria competenza tecnica e dicono “lasciateci fare, che stiamo agendo per il meglio”, il flusso si inverte e la politica torna subito vecchia, con le conseguenze ed i rischi del caso. Tutto questo preambolo per dire che sono assolutamente convinto del fatto che l'azione della sua Giunta in materia di rifiuti sia eccellente, la migliore possibile, ma che non ci sarebbe nulla di male, anzi, se cercasse una conferma del sostegno popolare (referendum consultivo o altro che possa ottenere un risultato analogo) rispetto a un'azione che, sulla base di informazioni che prima non si possedevano, segue un percorso (non uno scopo!) differente da quello che ci si era impegnati a seguire.

Vivo nelle Marche, ma seguo fin dall'inizio la sua attività attraverso la stampa, Twitter e Facebook. Dopo due anni, continuo a considerarla una persona motivata, coraggiosa e, purtroppo, destinatario di attacchi portati agendo di sbieco anche da persone che si dichiarano del Movimento 5 Stelle. È per questo che mi sono sentito di segnalarle le piccole macchie del mio eroe.

Con stima,

Antonio Messina

P.S.
Beppe Grillo ha il suo numero, ma anche lei avrà quello di Grillo. E ricordate entrambi che oltre voi ci sono ormai milioni di italiani.

 

Votare per chi, votare per cosa

Locandina del film Un'arida stagione bianca

Cominciamo da novembre 2011. Silvio Berlusconi conclude la sua esperienza di Presidente del Consiglio lasciando al governo di Mario Monti un debito pubblico di 1.905 miliardi di euro. Monti cede a sua volta il passo ad aprile del 2013, quando il debito pubblico ha raggiunto i 2.042 miliardi. Il successivo governo presieduto da Enrico Letta rimane in carica meno di un anno. Nel momento in cui passa le consegne, a febbraio di questo 2014, il debito pubblico ha comunque stabilito il nuovo record: 2.107 miliardi. Secondo l'ultimo dato diffuso dalla Banca d'Italia, nei due mesi trascorsi dall'insediamento del governo di Matteo Renzi, euro più, euro meno, il debito pubblico, è arrivato a 2.119 miliardi. Però Grillo suda, urla e dice parolacce.

Nelle democrazie di massa, per una quota variabile ma normalmente significativa di persone, la scelta dei decisori è condizionata da un approccio non sempre razionale ai problemi. Si tratta di un fenomeno provvisto di forza propria, che avviene anche quando si dispone di informazioni complete e corrette sebbene, come è ovvio, risulti amplificato quando l'informazione è imprecisa o carente. Inoltre, la sensazione che producono aspetto e voce di una persona è acquisita e elaborata in modo pressoché immediato e, comunque, infinitamente più rapido e efficace del paziente lavoro che occorre, per dirne una, per prendere posizione sul fiscal compact, o per ricordarsi chi ha votato l'adesione dell'Italia ai vincoli posti dal fiscal compact stesso.

Le motivazioni dell'agire umano sono tante quante gli individui. In un bellissimo film, Un'arida stagione bianca, un bianco benestante sudafricano viene condotto dagli eventi a prendere coscienza di quanto sfruttamento, e violenza, caratterizzino il sistema sociale in cui ha finora vissuto in serenità ed agiatezza, ignaro dei drammi che avvengono al di là del suo giardino. Questa nuova consapevolezza lo porta a scontrarsi con le istituzioni e la polizia, sconvolgendo anche la quiete familiare. Così, nel pieno della lotta, la figlia Suzette lo tradisce. Al poliziotto che si congratula con lei per aver fatto la scelta giusta, Suzette replica: “Io voglio solo che tutto torni come prima”.

Distogliere lo sguardo dalla realtà è, ovviamente, più facile che guardarla. Eppure è necessario essere diversi. Così, mentre il debito pubblico italiano continua a crescere, ascolto con la stessa emozione della prima volta l'esortazione dei Pink Floyd a “non voltarsi dall'altra parte”, condita da uno dei più begli assolo di chitarra della storia della musica.

In nome mio, di Grillo e di Pizzarotti

Inserimento di scheda nell'urna

Ieri, a margine di un incontro sui finanziamenti europei organizzato dal gruppo di Fano del Movimento 5 Stelle, ho avuto modo di ripensare al problema della rappresentanza.

Nel corso dell'incontro hanno preso la parola Hadar Omiccioli, candidato sindaco per il comune di Fano del M5S, e Marina Adele Pallotto, candidata al Parlamento europeo per lo stesso M5S. Tipi diversi. Omiccioli tranquillo, disposto all'ascolto, voce pacata; Pallotto grintosa, debordante, toni alti da tribuno che hanno indotto qualcuno a ricordarle, e la cosa è risultata vagamente comica, che lo scarso uditorio (una quindicina di persone) era composto quasi per intero da aderenti o simpatizzanti del M5S, perciò non c'era bisogno di scaldarsi tanto.

Fatto sta che Omiccioli, per chi abita a Fano, è una presenza discreta ma di lungo corso, impegnato da tanti anni, un mandato come consigliere comunale, partecipe di altre esperienze civili come ad esempio il Gruppo di Acquisto Solidale di Fano. La Pallotto, invece, non la conosceva nessuno. Ed è per questo, in vista delle elezioni europee, che mi è tornata in mente la diversa visione della rappresentanza che hanno espresso Beppe Grillo e il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

In breve: Pizzarotti lamentava che tramite le consultazioni online fossero finite nelle liste del Movimento 5 Stelle (anche) persone sconosciute agli attivisti; Grillo replicava che quelle persone erano state selezionate dall'espressione volontaria (telematica) delle preferenze da parte degli iscritti registrati al M5S. Dunque: per Pizzarotti conta di più l'essersi spesi per il proprio territorio, per Grillo è più importante il metodo di scelta. Di conseguenza, per Pizzarotti è buono un candidato conosciuto dagli aderenti al movimento, per Grillo è sufficiente che il candidato sia valido e abbia la possibilità di svolgere bene il suo lavoro.

Evidentemente sono vere entrambe le cose: una persona che si è impegnata molto (magari ad allestire banchetti) non garantisce affatto che sarà un buon parlamentare; un perfetto sconosciuto potrà avere capacità e formazione elevate ma, anche, deviare facilmente rispetto al programma della formazione che lo ha candidato.

Come accade spesso, nessun sistema è perfetto perché è difficile che molteplici esigenze siano tutte soddisfatte da una sola scelta che, per definizione, spazza via dal campo tutte le altre che si sarebbero potute prendere. Ciò premesso, bisogna pur scegliere chi ci rappresenti.

A me piacerebbe che la scelta tenesse conto di quel che nel passato ha realizzato una persona, più che di quello che ha detto. Chi ha saputo gestire bene un condominio, per dire, probabilmente è anche capace di gestire relazioni articolate e conflittuali; chi ha saputo lavorare bene per una cooperativa, forse sa anche come motivare un gruppo.

Detto questo, pur potendo continuare con gli esempi, preferisco concludere con l'ennesimo invito a scegliere, sì, ma con buon senso. Perciò ricordo l'immortale “principio di Peter” secondo il quale, in una organizzazione “meritocratica”, ognuno viene promosso fino a raggiungere il suo livello di incompetenza, cioè si sale nella scala gerarchica fino a occupare un posto per il quale non si è adatti. L'edizione italiana dell'opera di Laurence J. Peter e Raymond Hull è, purtroppo, fuori commercio. Per fortuna esistono le biblioteche pubbliche. Se volete dare una sbirciata dunque, potete cercare qui dove si trova il libro.

Il pubblico televisivo del Movimento 5 Stelle

In due articoli apparsi in questo mio blog ho considerato, interrogandomi sulla loro reale efficacia, due idee (l'impignorabilità della prima casa e la cittadinanza per nascita) del Movimento 5 Stelle che si sono già tradotte in altrettante proposte di legge. Con spiegabile interesse, così, lo scorso 21 giugno a Fano, nelle Marche, ho assistito a un incontro col deputato del Movimento Andrea Cecconi.

L'incontro era stato convocato per far conoscere l'attività parlamentare del Movimento 5 Stelle senza il filtro di stampa e televisione, cioè di quei media che, fino adesso, si sono occupati poco o nulla delle sue proposte e moltissimo dei toni di Beppe Grillo, delle a volte comiche incertezze nella condotta dei neo-eletti del Movimento e delle loro divisioni interne sfociate nella fuoriuscita, spontanea o forzata, di alcuni componenti dai gruppi parlamentari del M5S di Camera e Senato.

Prima dell'incontro, a tutto il pubblico era stato distribuito un volantino che citava il dato numerico (248) delle mozioni, risoluzioni, interpellanze e interrogazioni e che elencava le 22 proposte di legge presentate dal Movimento in questi primi quattro mesi scarsi di legislatura. Le proposte di legge riguardano argomenti di importanza a volte notevole e, almeno alcuni, di grande impatto potenziale sulla vita dei cittadini: dal reddito minimo garantito all'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti; dalla reintroduzione del voto di preferenza all'impignorabilità della prima casa; e così via.

Andrea Cecconi mi ha fatto una buona impressione e ha risposto con grande disponibilità alle domande del pubblico. Ma scrivo questo articolo proprio per parlare del pubblico e, a dirla tutta, anche del gruppo fanese del Movimento 5 Stelle. È stato inevitabile notare infatti, sia la grande influenza che ancora hanno sul pubblico giornali e televisioni, sia che da questa influenza non riesce a sottrarsi neppure chi critica ogni giorno questi media, la loro predilezione per il pettegolezzo, il loro modo di travisare le notizie quando non di evitare affatto di darle.

Io non ho la televisione. Prima dell'incontro, trasmessi dagli organizzatori dell'incontro mentre attendevamo l'arrivo di Andrea Cecconi, mi sono dovuto sorbire tre monologhi estratti dal programma Ballarò mentre lo stesso giorno, per dire, i capigruppo del Movimento alla Camera e al Senato avevano diffuso un video con il resoconto della loro attività nell'ultima settimana. Quando ha potuto rivolgere delle domande, poi, il pubblico è intervenuto o ha chiesto chiarimenti sui toni di Beppe Grillo, sulle a volte comiche incertezze nella condotta dei neo-eletti e sulle divisioni interne sfociate nella fuoriuscita, spontanea o forzata, di alcuni componenti dai gruppi parlamentari del M5S di Camera e Senato.

L'agenda dell'incontro, a farla breve, l'hanno dettata più Repubblica e il TG1 che gli iscritti, i simpatizzanti e i semplici curiosi del Movimento 5 Stelle. Il che conferma di nuovo, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la strada per cambiare davvero è lunga, ripida e pure un po' sconnessa.

Il 25 aprile è morto, come Dio e il buon senso.

A leggere la stampa, ha suscitato indignazione quasi unanime un post di Beppe Grillo intitolato “Il 25 aprile è morto”. Vediamo se era il caso.

Il testo di Grillo è un lungo elenco di fatti che lui ritiene in contrasto coi valori espressi da quell'azione ribelle di una parte del popolo italiano comunemente nota come Resistenza e che, per convenzione storica, si considera conclusa il 25 aprile del 1945. Il post incriminato si chiude con questa frase: se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere. Una lettura delle sue affermazioni condotta con medio buon senso, dunque, vorrebbe Grillo campione degli ideali che diedero vita alla Resistenza e poi alla Costituzione, contro la corruzione di quei valori che si è manifestata, per esempio, nell'accoglimento di fatto del principio che non tutti sono uguali di fronte alla legge (chiunque dialoghi col Presidente non può essere intercettato; chiunque sia coinvolto nel dibattito politico e parlamentare non può essere processato).

Il concetto è chiaro: Grillo crede nei valori della Resistenza, soffre per come oggi sono dimenticati o traditi, si indigna per i discorsi (o i silenzi colpevoli) sul 25 aprile tenuti da persone che quei valori calpestano ogni giorno con le loro azioni. Nonostante l'evidenza, però, Grillo il mostro è accusato di idee che non ha espresso.

Del resto, parafrasando il detto, non c'è miglior stupido di chi non vuol capire. E consola poco che il fatto non sia nuovo. Nel 1967 i Nomadi portarono al successo la canzone di Francesco Guccini Dio è morto. Il titolo della canzone cita Nietzsche (che con quell'espressione volle sintetizzare la decadenza del mondo occidentale che, non riconoscendo Dio, rimane privo di un ordine morale); le parole iniziali sono un debito nei confronti di Allen Ginsberg (I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked, dragging themselves through the negro streets at dawn looking for an angry fix …); la struttura del ritornello è quella ripresa da Grillo nel suo post (un dio che è morto / ai bordi delle strade dio è morto / nelle auto prese a rate dio è morto / nei miti dell'estate dio è morto …). Guccini denunciava i guasti della società contemporanea, urlando in faccia al mondo e agli ipocriti che quel Dio, di cui magari si riempivano la bocca, era tradito ogni giorno da arrivismo e consumismo anche a discapito della solidarietà umana.

Nonostante il candore degli ideali gucciniani, la canzone fu censurata e mai trasmessa dalla radio e dalla televisione nazionali (cioè la RAI che, nel 1967, era anche l'unica a trasmettere sulle frequenze radiotelevisive) nonostante il favore del pubblico. La RAI fu anche più papista del Papa, per dir così. La canzone di Guccini fu infatti regolarmente trasmessa dalla Radio Vaticana i cui redattori, si deve pensare, si presero la briga di ascoltarne e comprenderne tutto il testo, anziché fermarsi al titolo.

Banca Etica, gli opportunisti e il Movimento 5 Stelle

In questi ultimi giorni si sono verificati due fatti diversi e distanti ma che è possibile collegare: il grande successo elettorale del Movimento 5 Stelle, da un lato, l'inchiesta giudiziaria sulla compravendita del senatore Sergio De Gregorio ad opera di Silvio Berlusconi, dall'altro.

Quanto a De Gregorio, egli fa parte della discreta serie di singolari personaggi saliti sul carro dell'Italia dei Valori, il movimento politico formatosi attorno a Antonio Di Pietro, per valorizzare soprattutto se stessi.

Quanto al successo del Movimento 5 Stelle, è facile prevedere che fra le sue conseguenze ci sarà un infoltimento repentino delle sue fila. Molti saranno in buona fede, altri no, mentre fra le accuse più ricorrenti rivolte a Beppe Grillo c'è quella di controllare in modo quasi poliziesco requisiti e dirittura morale (secondo i parametri di Grillo stesso, ovviamente) dei portavoce del Movimento. Eppure, vivendo in Italia, non dovrebbe apparire tanto sconclusionata una determinazione feroce nel provare a evitare l'ingresso last minute di persone che vedono nel movimento non un'occasione d'impegno ma un'opportunità di visibilità personale.

La ricerca di una effettiva democrazia interna a un'organizzazione, del resto, pone diverse questioni. Una di queste è richiamata in quello che considero un bel passaggio del Codice Etico di Banca Popolare Etica. Lo riporto per intero.

Non opportunismo dei soci attivi

I soci che partecipano in maniera più attiva alla vita della Banca hanno maggiori opportunità di esercitare un'influenza nei principali eventi che caratterizzano la vita societaria, con il rischio di agire in base a un orientamento personale che non tenga conto sufficientemente delle posizioni dei soci meno attivi, limitandone così l'esercizio della partecipazione.

Al fine di ridurre tale rischio, BancaEtica:

1. si impegna a tenere tutti i soci, anche quelli meno attivi, costantemente aggiornati e informati sulle questioni rilevanti inerenti alla vita societaria;

2. adotta modalità partecipative diversificate in occasione dei momenti più importanti della vita societaria, al fine di favorire il maggior coinvolgimento possibile nei processi decisionali.

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