George Orwell

Tutto quel che ho da dire è già stato detto

Non ho un libro (o un film) “che mi ha cambiato la vita”, però ci sono libri e film che rappresentano opinioni che sento mie e lo fanno in un modo che ritengo, per dir così, “definitivo”. È per questo, per esempio, che in un post di alcuni mesi fa mi riferii al saggio di George Orwell Elogio del rospo come ad un testo che “... che dice tutto quel che c'è da dire sulle ragioni e il senso dell'impegno politico e sociale. Perlomeno, dice tutto quel che io avrei da dire sull'argomento.”

Altri esempi? Credo che Decalogo 5, del regista polacco Krzysztof Kieślowski, abbia reso inutile ogni ulteriore riflessione sulla pena di morte, spiegando orrore e insensatezza a tutti e per sempre.

Poi c'è la fulminante descrizione di un tipo umano contenuta nei Promessi sposi. Ci sono persone che costruiscono la propria fortuna sulla tendenza umana a credere vero ciò che è solo un frutto della propria immaginazione o dei propri desideri. Basterebbe poco per smascherare l'inganno, basterebbe ancor meno a lasciare dove sono certi accenni sospesi e misteriosi, eppure sono molti quelli che assecondano ciò che credono vero e non ciò che verificano che sia vero. Le due parti protagoniste di questo meccanismo mentale sono espresse da Alessandro Manzoni in modo insuperabile nella descrizione manzoniana del Conte Zio. “Un parlare ambiguo, un tacere significativo, un restare a mezzo, uno stringer d’occhi che esprimeva: non posso parlare; un lusingare senza promettere, un minacciare in cerimonia; tutto era diretto a quel fine; e tutto, o più o meno, tornava in pro. A segno che fino a un: io non posso niente in questo affare: detto talvolta per la pura verità, ma detto in modo che non gli era creduto, serviva ad accrescere il concetto, e quindi la realtà del suo potere: come quelle scatole che si vedono ancora in qualche bottega di speziale, con su certe parole arabe, e dentro non c’è nulla; ma servono a mantenere il credito alla bottega.”

Sono convinto che la nullità umana di certi (tanti) politici fanfaroni e pieni di sé sarebbe meglio evidenziata dall'ignorarli anziché metterli comunque, sia pure per criticarli nel modo più feroce, al centro della scena. Ed è un esempio fin troppo alto quello fornito da Lev Tolstoj in uno strepitoso passaggio di Guerra e pace che, nel modesto contesto di questo mio blog, posso citare (si tratta dei capitoli XIX e XX della Parte Terza dell'opera) solo per estratti:

“L'atteggiamento di magnanimità col quale [Napoleone] aveva intenzione di comportarsi a Mosca ormai trascinava lui stesso. Già fissava in mente sua, i giorni di réunion dans le palais des Czars, dove si sarebbero incontrati i dignitari russi con i dignitari dell'imperatore francese. Nel suo fantasticare, già nominava un governatore che sapesse accattivarsi le simpatie della popolazione. Avendo saputo che a Mosca c'erano molte istituzioni di beneficenza, aveva già deciso, tra sé, che avrebbe colmato di generosi favori tutte quelle istituzioni.

Intanto, nel seguito dell'imperatore, nelle file più arretrate, si stava svolgendo a bassa voce un concitato consulto fra generali e marescialli. Quelli che erano stati inviati a chiamare la deputazione avevano fatto ritorno con la notizia che era deserta, che tutti erano partiti e l'avevano abbandonata. Le facce delle persone riunite a consulto erano pallide e agitate. Non li spaventava tanto il fatto che Mosca fosse stata abbandonata dagli abitanti (per quanto importante sembrasse quest'avvenimento), quanto il pensiero di come annunciare la cosa all'imperatore; come annunciargli, senza mettere Sua Altezza nella terribile situazione che i francesi definiscono ridicule, che inutilmente aveva atteso i boiardi così a lungo, che a Mosca era rimasto qualche gruppetto di ubriachi, ma nulla di più.

“... era vuota Mosca mentre Napoleone, stanco, inquieto e accigliato, camminava avanti e indietro lungo il Kamerkolležskij Val, in attesa di quell'esteriore, ma indispensabile osservanza del cerimoniale, ossia il presentarsi di una deputazione di moscoviti.
Nei vari angoli di Mosca, ormai, la gente continuava a muoversi e a camminare senza chiedersi il perché, senza alcun motivo, conservando le vecchie abitudini, ma senza rendersi conto di quello che faceva.
Quando, con la dovuta cautela, fu annunciato a Napoleone che Mosca era vuota, egli guardò con ira colui che gli dava la notizia e, voltandogli le spalle, continuò a camminare su e giù in silenzio.
«La carrozza,» ordinò.
Si sedette in carrozza accanto all'aiutante di servizio e si recò al sobborgo.
«
Moscou déserte. Quel évenement invrainsemblable,» diceva fra sé.”

E, con stile ovviamente assai diverso, non trovo meno geniale, efficace e “definitiva” la feroce ironia con la quale i Monty Python riassumono in poche battute la storica attitudine dei progressisti rivoluzionari di spaccare il capello della “purezza ideologica” assai più forte delle azioni pratiche in favore di quelle masse per le quali proclamano di battersi. La scena è in un film quasi tutto memorabile come Brian di Nazareth. Chi, come me, ha frequentato la sinistra italiana, soprattutto quella cosiddetta “extraparlamentare”, degli anni '70 (mamma mia!: del secolo scorso!) non potrà non riconoscere, per sempre, la verità raccontata dallo storico gruppo inglese. Sarebbe bello, anche in questo caso, avere l'onestà di dire che certe attitudini mentali non sono però sparite nei decenni successivi.

Cambiare il mondo amando una coniglia

Il mondo continua ad esser pieno di ingiustizie, guerre e crisi umanitarie. Nel frattempo il debito pubblico italiano galoppa verso l'alto e i cambiamenti climatici, combinandosi con l'incuria irresponsabile dell'uomo, hanno effetti vistosi e drammatici sulla vita quotidiana di milioni di persone. In un contesto simile, ha senso, è giusto ed è ammissibile dedicare un articolo al perché si vuol bene a una coniglia? La risposta a questa domanda è contenuta in un breve saggio di George Orwell, già citato in questo blog, che dice tutto quel che c'è da dire sulle ragioni e il senso dell'impegno politico e sociale. Perlomeno, dice tutto quel che io avrei da dire sull'argomento. Perciò, magari dopo avervi invitato nuovamente a leggere l'Elogio del rospo scritto da Orwell, passo senz'altro a dirvi della mia coniglia Bianca.

Bianca è entrata in casa nel 2010, quando io avevo 50 anni e nessuna precedente esperienza di animali in casa. Pesava 248 grammi, un batuffolo bianco e saltellante. Mia sorella mi prende in giro perché racconto sempre lo stesso aneddoto ma, ad oggi, è ancora vero che Bianca è l'unica coniglia che, quando ci siamo avvicinati alla gabbia che la ospitava, ci è venuta incontro.

Bianca, da coniglia quel è, dispone di una gamma limitata di espressioni e di movimenti. La sua morfologia mi procura sempre la stessa impressione di un animale assemblato prendendo per errore pezzi singoli di taglie differenti perché Bianca, da coniglia qual è, ha zampe posteriori lunghe quasi quanto il resto del corpo; zampe anteriori piccole e corte, tronco massiccio; spalle strette; una muscolatura troppo sviluppata rispetto allo scheletro, con quest'ultimo che non arriva al 10% del peso totale dell'animale. Di perfetto c'è soltanto l'insieme testa-orecchie, che disegna due ovali di lunghezza simile.

Bianca, da coniglia qual è, divide la sua giornata fra frequenti sonnellini (anche più di venti al giorno), consumo di cibo, rilascio di urina ed espulsione di un numero esorbitante di palline di feci. Praticamente non emette suoni e quando si sposta non fa alcun rumore. A volte gradisce le carezze, a volte ti gira attorno, spesso ama non essere seccata. È un animale molto pulito ma non è così attento da usare sempre la lettiera. Periodicamente perde peli.

Bianca, da coniglia qual è, condiziona molto la vita. Non puoi darle due euro e dirle “Vai, comprati l'insalata”, per dire. L'abbiamo portata con noi in Austria e perfino in Olanda, ma organizzare i viaggi non è semplice. Occorrono posti dove si va e si rimane almeno qualche giorno, come minimo un balcone, la possibilità che stia al coperto. Nel bagaglio di viaggio, da quando c'è Bianca è compreso un recito smontabile e cartoni e teli da stendere sul pavimento per prevenire guai (specialmente sui parquet in legno!). In viaggio come a casa, peraltro, occorre prepararle la lettiera (perciò bisogna essere in posti dove si possano trovare lettiere per roditori, che non sono uguali a quelle per gatti) e poi anche da mangiare: fieno, qualche ortaggio e verdure fresche, lavate e poi asciugate perché sennò le fermenterebbero nello stomaco provocando danni irrimediabili.

La vita è condizionata anche dal fatto che Bianca, da coniglia qual è, bisogna sempre averla presente. Se si produce un problema di natura fisica, infatti, il coniglio non si lamenta, si raccoglie come quando dorme e si spegne come una candela. Perciò bisogna sempre essere certi che sia attivo, che mangi e che espella regolarmente le sue palline. Se poi ha un problema di salute, le cose si complicano davvero, perché forse potete immaginare che somministrare cinque farmaci diversi per bocca a un coniglio (esperienza appena vissuta) può presentare qualche difficoltà.

Dunque il coniglio è un animale impegnativo e Bianca non fa eccezione. Da quattro anni, però, sto vivendo un'esperienza che ha molti lati belli e che non manca di aspetti formativi.

Bianca è morbidissima. Accarezzarla restituisce gioie infantili come la scoperta, da bambino, di quanto fosse piacevole passare le dita sul velluto.

Bianca pretende molto. L'amore e l'attenzione che le devi dedicare hanno, secondo me, molti punti di contatto con quelli che si destinano a un neonato. È un grande esercizio, specialmente per me che sono padre di una figlia che quando è nata aveva già di 11 anni (per chi non intuisse: sono un padre adottivo).

Bianca, nel suo piccolo, ripropone ogni giorno il dilemma del rapporto fa uomo e natura. È giusto tenere un animale in casa? La protezione di un coniglio dai rapaci fa premio su una vita che non è quelle che gli sarebbe toccata naturalmente? Quale che sia la risposta, tenere la mente allenata al dubbio credo che sia sano.

Bianca è un animale ipnotico. La guardi muoversi, pulirsi prima le zampine e poi con quelle il muso; oppure stare immobile, dormire rannicchiata o distesa come una diva del cinema muto, ed in entrambi i casi la tua mente è distolta da ogni altro pensiero.

Bianca, passando molto tempo in casa, è protagonista involontaria di momenti indimenticabilmente comici: quella volta che dormiva e, quando qualcuno pronunciò la parola “forno”, sollevò l'orecchio sinistro; quella volta che dormiva un po' di sbieco su un piano in pendenza e si ribaltò nel sonno; quella volta che d'inverno stava per uscire sul terrazzo ma sulla soglia, sentito il freddo col naso, fece rapidamente retromarcia; quella volta che si nascose dietro il frigorifero; quella volta che…

Bianca, passando molto tempo nel piccolo terreno fuori casa, si fa ammirare mentre dormicchia o bruca tranquilla. Sorprende sempre per la velocità con la quale riesce a scavare una tana in cui nascondersi. Il record lo stabilì una volta che trovammo la buca chiusa. Mia moglie temeva che fosse rimasta bloccata dentro, invece aveva scavato e poi tappato il buco in meno di mezz'ora. Noi lì a preoccuparci per la sepolta viva che poi, voltandoci, abbiamo scoperto essere alle nostre spalle che ci osservava da un po', col capino reclinato, in posa interrogativa.

Il mondo continua ad esser pieno di ingiustizie, guerre e crisi umanitarie. Nel frattempo il debito pubblico italiano galoppa verso l'alto e i cambiamenti climatici, combinandosi con l'incuria irresponsabile dell'uomo, hanno effetti vistosi e drammatici sulla vita quotidiana di milioni di persone. Cambiare questo in meglio richiede enorme impegno, ma anche una coniglia dà senso alla battaglia.

Rospo a primavera

Copertina del libro "Nel ventre della balena e altri saggi"

Prima delle rondini, prima delle giunchiglie e non molto più tardi del bucaneve, il rospo saluta l'arrivo della primavera a modo suo, cioè uscendo da un buco del terreno, dove è rimasto sepolto dal precedente autunno, e striscia, il più rapidamente che può, verso la più vicina e conveniente pozzanghera.” Comincia così un saggio tanto breve (sei pagine scarse) quanto prezioso di George Orwell, pubblicato per la prima volta nel 1946 e raccolto insieme ad altri in un volume, Nel ventre della balena e altri saggi (Bompiani, 2011, pp. 346), comprato in una libreria che smercia rimanenze, ultima tappa prima del macero e riciclaggio della carta.

Che cos'ha di prezioso? Ai miei occhi, la precisione con cui Orwell denuncia uno dei mali peggiori di tanta politica e, soprattutto, di tanta “sinistra”. Dopo tre pagine di descrizione delle piccole meraviglie primaverili, Orwell arriva al cuore del problema con una domanda che mescola buon senso, ironia, ferocia e passione. Si chiede: è un peccato rallegrarsi per la primavera o, “... per essere più precisi, è politicamente riprovevole, mentre tutti soffriamo, o a ogni modo dovremmo soffrire, sotto il giogo del sistema capitalista, sovente merita meglio d'essere vissuta per il canto di un merlo … o qualche altro fenomeno naturale che non costa un soldo e non possiede ciò che i direttori dei giornali di sinistra definirebbero una visuale classista?

Orwell polemizza con la sinistra del suo tempo, ma una questione di fondo non è esclusiva di quella parte politica né di quell'epoca. Intendo dire che, a mio parere, era, è e rimarrà sempre sbagliato impegnarsi per un obiettivo futuro mortificando il nostro presente. Citando ancora Orwell: “... se distruggiamo ogni piacere nel corso della vita, quale specie di futuro ci prepareremo?

È per questo che amo allo stesso modo impegnarmi, spendermi per gli altri, ma anche passeggiare con mia moglie, godermi un libro o un giro in bicicletta, scrivere le mie piccole storie e dire battute sceme insieme ai miei fratelli. Questi due lati delle mie giornate non si escludono fra loro. Al contrario, penso che si alimentino l'un l'altro. Perciò vado avanti così, con buona pace delle vocazioni univoche e brucianti (che sono cosa diversa dalla dedizione e dallo spirito di sacrificio).

A ogni modo, la primavera è arrivata anche a Londra … e nessuno può impedirvi di goderne. Questo è un pensiero rassicurante.

Subscribe to RSS - George Orwell