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La straordinario successo di chi non produce idee

Ritratto di Johannes Gutenberg

Fra le idee che mi vengono in mente, ce ne sono alcune che mi sembrano spunti interessanti da approfondire quando ne avrò il tempo. Poi accade che il tempo passi ed io non approfondisca perché sto (sempre) facendo qualcos'altro. Però l'idea mi rimane lì e, di quando in quando, fa capolino. Una di queste idee riguarda una caratteristica che, mi sembra, accomuna le invenzioni di maggiore successo (inteso tanto come impatto sulla società, quanto come successo personale di chi ha realizzato l'invenzione) nella storia dell'umanità.

Se devo pensare a iniziative con queste caratteristiche, a me vengono in mente: l'invenzione della stampa a caratteri mobili; i personal computer; la rete Internet; Google et similia (come Facebook e Twitter).
Con caratteristiche specifiche ovviamente diverse, legate soprattutto alle possibilità tecniche del tempo in cui si danno, tutte queste invenzioni (dando alla parola un senso un po' ampio, forse, dato che si tratta anche di prodotti costruiti a partire da informazioni conosciute e disponibili più o meno per tutti gli operatori del settore) sono accomunate, mi sembra da un tratto deciso e decisivo: sono tutte forme, tecniche, strumenti di organizzazione di contenuti ma non di produzione di contenuti.
Così, se è vero, come è vero, che le idee illuministe di libertà, fraternità e uguaglianza hanno inciso profondamente nella cultura sociale (perlomeno, in quella della parte di mondo umano nel quale il caso mi ha fatto nascere e proseguire la mia esperienza di vita), è ancora più vero che il cammino di queste idee non sarebbe stato lo stesso se Gutenberg non avesse raccolto strumenti diversi (dal torchio agricolo a certe tavolette lignee che "timbravano" su dei fogli brevi testi incisi; a certe tecniche degli orefici e fonditori) per realizzare i caratteri mobili con cui stampare, in quantità e con a velocità sconosciute in precedenza, i libri che trasportarono quelle idee un po' ovunque.

Ai tempi nostri, le gigantesche possibilità relazionali offerte da Internet ha reso possibile un fenomeno come quello di Google. Il successo impressionante di questa iniziativa commerciale è in singolare contrasto con l'assoluta assenza di una produzione concettuale che non sia, al pari di quanto fece Gutenberg, l'impiego di strumenti tecnici esistenti e conosciuti da una platea ben più vasta dei due fondatori di Google, Sergei Brin e Larry Page. Al di là dell'indubbio merito di avere avuto la visione della “necessità” di uno strumento che permettesse di fruire del worldwide web in modo ragionevolmente semplice e efficace, cioè, Brin e Page non hanno prodotto un solo contenuto originale, si trattasse di un'idea, una storia, un prodotto artistico.

Ecco, queste considerazioni mi frullano per il capo ormai da qualche anno. Magari sono poco brillanti, di sicuro mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse se, in futuro, meritino lo sforzo di essere approfondite.

Tre biblioteche per una tesi

Fra il 1988 e il 1991 (ebbene sì, per completarla ho impiegato tre anni) la preparazione della mia tesi di laurea mi condusse in tre biblioteche. Erano anni ancora senza Internet, i computer stupivano, i mouse erano visti come una diavoleria non del tutto utile, le webcam erano ipotesi dei film di fantascienza. Quanto alle applicazioni, se adesso alzo lo sguardo alla barra degli strumenti di Open Office conto 40 icone che mi permettono di impostare quasi tutto con un clic. Vent'anni fa, per la tesi, stampai un intero capitolo sottolineato perché avevo dimenticato di digitare il comando Ctrl+S dopo una parola che si trovava in apertura del testo.

Erano anni ancora senza Internet ed io, senza sapere a che cosa sarei andato incontro, mi trovai ad affrontare lo studio della cosiddetta “autoquestione di incostituzionalità”, un istituto giuridico previsto dalla legge che, nel 1979, aveva istituito il Tribunale Costituzionale della nuova Spagna democratica.

La metafora del viaggio vale anche per la redazione di una tesi di laurea. Nel mio caso, però, il viaggio fu reale. Anzi, i viaggi. Il materiale che mi era necessario, infatti, l'avrei trovato in tre biblioteche diverse, nessuna delle quali nella città di Pistoia, dove vivevo, e tutte destinate a lasciare una traccia indelebile nella mia memoria.

Ma un blog ben fatto, ho sempre pensato, non deve avere articoli troppo lunghi. Perciò chiudo anticipando soltanto di quali biblioteche si trattava: la biblioteca del Real Colegio de España a Bologna, quella del Centro de Estudios Constitucionales a Madrid e quella dell'Istituto Universitario Europeo, a Fiesole, vicino Firenze.

P.S.
Nella foto, l'immagine in testa alla home page del sito della Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze, presso la quale mi sono laureato.

 

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