La famiglia Winshaw

Mio caro Jonathan, è stato bello ma ...

Ritratto fotografico di Jonathan Coe

Lo straordinario credito acquisito ai miei occhi da Jonathan Coe con La famiglia Winshaw mi ha poi spinto a leggere via via, con insistenza da innamorato, Questa notte mi ha aperto gli occhi, La casa del sonno, La banda dei brocchi, Circolo chiuso, La pioggia prima che cada, I terribili segreti di Maxwell Sim e finalmente (lettura conclusa pochi giorni fa) il recente Expo 58 (Milano, Feltrinelli, 2013, pp. 280). Quest'ultimo libro passerà alla mia storia di “lettore forte” come la classica goccia che fa traboccare il vaso. Infatti, se nessuno dei sei romanzi pubblicati da Coe dopo La famiglia Winshaw ne raggiungeva le vette stilistiche e di contenuto, Expo 58 è quello che più di tutti meriterebbe la qualifica di bidone.

La storia è insulsa, alcuni movimenti della trama sono di una banalità sconcertante. Per dire: il protagonista inglese vive un matrimonio privo di slanci e passione. Inviato in missione a Bruxelles per l'Esposizione Universale, viene accolto da un'avvenente hostess belga. Ebbene, tenetevi forte perché Coe risolve la situazione in modo geniale: i due finiscono per diventare amanti. Ma il protagonista è insulso come il libro che lo ospita e, dopo aver ondeggiato fra la belga e un'americana, ritorna al focolare domestico. Dopo alcuni decenni, vedovo, torna in Belgio e da un'amica comune viene a sapere che dall'unica appassionata notte d'amore con la belga è nata una figlia. L'intrigante vicenda si svolge intrecciando i suoi eventi con quelli legati alla gestione del pub Britannia, un locale che ricrea, all'interno del padiglione inglese nell'Expo, una tipica birreria britannica che, come il protagonista sarà costretto a scoprire, diventa il teatro di una lotta sotterranea fra i servizi segreti inglese e americano contrapposti a quello russo. Sotto i profili dell'originalità e della capacità di avvincere il lettore, la vicenda spionistica si colloca giusto mezzo gradino sopra quella sentimentale.

Così, dopo aver preso ben sette batoste in cambio di un unico capolavoro, penso proprio che lascerò Coe al suo destino. Devo anche dire che non amo e non ho intenzione di dedicarmi alle stroncature. Così, questo breve articolo non è altro che una lunga premessa all'invito a leggere (o rileggere) La famiglia Winshaw, il romanzo in cui l'innegabile talento narrativo di Coe si salda con una varietà di registri, una coerenza delle parti e, oserei dire, un valore civile mai ripetuti nei successivi romanzi.

I pulcini di Dorothy e le uova di Alessandro

Se mai ne fossi stato capace, La famiglia Winshaw, romanzo dell'inglese Jonathan Coe, è il libro che avrei voluto avere scritto io. Fra i molti motivi di quest'ammirazione, la capacità di usare informazioni tecniche per descrivere, senza mai perdere qualità letteraria, personaggi, ambienti, un'intera classe sociale.

Coe, purtroppo per lui e per noi, non ha più ripetuto il miracolo, perdendosi in intrecci elaborati e perfetti ma privi della riuscita miscela di passione civile e grande umanità che troviamo in La famiglia Winshaw. Io, invece, mentre sogno di scrivere un grande romanzo ho iniziato a acquistare, tramite il gruppo d'acquisto solidale a cui aderisco, le uova dall'allevatore Alessandro Cascini. Metodi biologici, rispetto per gli animali e, come per fortuna avviene spesso quando si partecipa a un gruppo d'acquisto, la disponibilità a raccontarsi, spiegando motivazioni personali e metodi di lavoro, e a dare informazioni o consigli ai clienti.

Così ho scoperto che dentro al guscio, oltre all'uovo, c'è un mondo. Il mondo delle uova di Alessandro, però, è assai diverso da quello dei polli allevati da Dorothy Winshaw. In uno dei passi più efficaci del romanzo di Coe sono descritte le innovazioni produttive che Dorothy, in qualità di presidente del Brunwin Group, introduce nell'allevamento dei polli per incrementare la produzione e risolvere alcuni problemi gestionali. Uno di questi, l'eliminazione degli inutili pulcini maschi, risultati insoddisfacenti la macinazione e il cloroformio, viene brillantemente risolto semplicemente stipando i pulcini in enormi sacchi provvidamente richiusi. Il peso e l'asfissia fanno il resto, senza i costi aggiuntivi per macchine e gas.

Coe ha ripreso quel passaggio da informazioni reali. Anche in Italia al giorno d'oggi, del resto, le cose non sono poi troppo diverse, come si può vedere in questo filmato.

E scritto ciò, vado a farmi una frittata con le uova di Alessandro.

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