Partito Democratico

Scuola di giornalismo

Testata rivista Fano Informa

Da qualche tempo, nei bar della città marchigiana dove abito, accade di trovare il giornale gratuito Fano Informa. Una cosina leggera, giusto un foglio stampato sulle due facciate, cinque o sei brevi articoli di cronaca locale, qualche inserzione pubblicitaria, uno staff di redazione proporzionato al tutto (sulla prima pagina del numero che ha dato spunto a questo mio modesto scritto, due articoli a firma Jacopo Frattini e un terzo firmato con la sigla J.F.).

Tuttavia, poiché pur sempre di informazione si tratta, è stato con l'occhio di persona che si vuole informare che un paio di giorni fa, gustando un gelato, ho letto il numero di Fano Informa lasciato su un tavolino a beneficio dei clienti di passaggio.

L'articolo di apertura era dedicato al dibattito interno al Partito Democratico in vista della scelta del candidato sindaco da presentare alle prossime elezioni amministrative. Devo ammetterlo: una perla di giornalismo. Cito alla lettera i passaggi essenziali (chi volesse leggerlo per intero, lo può fare qui):

“Il partito Democratico mette in ordine le voci che in questi giorni si stanno rincorrendo a proposito della volontà di Massimo Seri di non passare attraverso le primarie.

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Daniele Sanchioni, consigliere comunale del Pd, sostiene che ... “A proposito delle primarie, Massimo Seri è una figura che gode della fiducia di molti e per questo motivo non dovrebbe aver paura di confrontarsi con altri candidati”.

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Enrico Nicolelli ... spiega che "anche io ho sentito del pensiero di Massimo Seri di voler saltare le primarie. Si tratta di una persona stimata e conosciuta ma, come Partito Democratico, non possiamo essere prigionieri delle decisioni di un' unica persona. La sua è una legittima fuga in avanti, che potrebbe anche essere presa in considerazione ma solo in un secondo momento."

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Da parte sua, il segretario Stefano Marchegiani smentisce la presunta volontà dell'attuale assessore provinciale di voler saltare le primarie. "Massimo Seri a me ha sempre detto di non aver nessun problema a passare attraverso le primarie. Siamo in estate e di voci di fantapolitica se ne sentono tante".

A questo punto, ormai definitivamente incuriosito, il lettore provvisto di livelli ordinari di intelligenza e propensione al pettegolezzo si rivolge, inevitabilmente, la domanda: e Massimo Seri, che cosa avrà da dire di tutto quello che dicono di lui? Invece, niente. Fine dell'articolo nonostante il fatto che Massimo Seri abiti a Fano e sia assessore a Pesaro, cioè a dodici chilometri da casa sua e, per dirla tutta, anche dalla sede di Fano Informa. Possiamo poi immaginare che abbia un telefono fisso e un cellulare privati, mentre è certa l'esistenza di un recapito telefonico nella sua sede di lavoro. Allora dico, senza pretesa di dar lezioni: non lo si poteva chiedere a lui se 'ste primarie le vuol fare o no?

Ecco, a volte si accusa certa stampa di non informare adeguatamente il pubblico dei lettori. Fano Informa sceglie un'altra strada: la fuga dalla notizia.

La fine della stampa e l'inizio dell'informazione

Da giovane mi accadeva di partecipare ad eventi, fossero concerti o manifestazioni di piazza, di cui poi leggevo sulla stampa. Ogni volta avevo l'impressione di essere stato in un luogo e un'occasione diversi da quelli descritti nell'articolo.

Negli anni ho poi assistito al ribaltarsi dell'opinione sull'attendibilità della stampa quotidiana. Quand'ero piccolo “c'è scritto sul giornale” aveva come appendice non detta “perciò è vero”. Oggi, per dirne una, mia moglie mi racconta che un diffuso quotidiano delle Marche da tempo è meglio noto come “il bugiardò”.

Negli ultimi trent'anni ho anche assistito alla morte dei giornali di partito (l'Avanti!, del Partito Socialista, chiuse nel 1993; Il popolo, della Democrazia Cristiana, nel 2003; l'Unità, del Partito Comunista, cessò di uscire su carta nel 2000) e alla nascita dei giornali-partito, su tutti la Repubblica con la sua perenne produzione di appelli, mozioni e lettere aperte.

In questi giorni, pieni di fermento per la mancanza di una chiara maggioranza parlamentare, l'informazione sta dando una prova che giudico pessima. Come mi accadeva trent'anni fa, leggere un articolo che parla di qualcuno e, poi, leggere o ascoltare quel qualcuno (con Internet la verifica è assai semplice) mi lascia l'impressione che fatti e resoconti non siano in relazione fra loro.

A volte, la mediocrità dei cronisti genera situazioni di una comicità ai confini del surreale. Ad una conferenza stampa del Partito Democratico dopo un incontro con una delegazione del Movimento 5 Stelle, i giornalisti hanno rivolto al rappresentante del PD soltanto domande su che cosa gli avessero detto gli esponenti del Movimento 5 Stelle e nessuna su che cosa avesse da dire lui.

La sensazione più frequente, però è di fastidio. Trovo insopportabili, per dire, le richieste di commento su frasi riferite dal giornalista e sconosciute all'intervistato. Siccome le frasi possono essere riferite male e, comunque, sono private del contesto, del tono e delle intenzioni con cui sono state espresse, ecco che la reazione più normale, nonché comprensibile, è quella del rifiuto di commentarle. Il giornalista scimmiotta un incalzante cronista d'assalto, io lo trovo soltanto petulante. Di sicuro, alla fine del servizio regolarmente mostrato dai canali televisivi, non ne so mai più di quanto ne sapessi all'inizio, lasciandomi nella convinzione che abolire i finanziamenti pubblici all'editoria, coi giornalisti e giornali che abbiamo, per noi fruitori dell'informazione non sarebbe un danno.
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Scaffali, arrampicata e Partito Democratico

Ci sono cose che so di non saper fare ancora prima di provare a farle, tanto che, appunto, neppure ci provo. Per esempio, a causa di un problema alla schiena non potrò mai correre la maratona. Lo sognavo da ragazzo. Non posso. Pazienza.
Ce ne sono altre che non sapevo di saper fare finché non ho provato. Nella foto, per esempio, il mio ultimo lavoretto di falegnameria.
E per finire, ci sono quelle che ho scoperto di non saper fare dopo aver provato a farle. In gioventù tentai l'arrampicata libera smettendo prima di cominciare. Nel senso letterale, cioè non riuscii neppure a superare il primo semplice passaggio.

Questa carrellata di ovvietà mi è venuta alla mente dopo aver seguito la relazione di Pierluigi Bersani alla riunione di oggi della direzione del Partito Democratico. Bersani ha detto varie cose: che pubblicheranno i progetti di legge in rete; che non sono possibili accordi con la destra berlusconiana; ha letto il programma del PD. Come accade, qualcosa può essere condiviso ed altro no.

Il collegamento fra le mie esperienze di vita e la relazione di Bersani nasce da una considerazione. Io, quando scopro di non saper fare una cosa, non la ripeto e, soprattutto, non chiedo ad altri di darmi fiducia, per esempio finanziando una mia spedizione verso la cima del Monte Bianco. La cosiddetta “classe politica”, al contrario, ripropone se stessa a prescindere dai risultati, tale e quale quei manager che si attribuiscono premi e buonuscite anche se l'azienda è tracollata.

Come ho già ricordato in un altro articolo, il debito pubblico italiano a novembre 2012 ha toccato il massimo storico di 2.020,668 miliardi di euro. Colpa di chi ha governato la nostra Repubblica, evidentemente, e di chi non ha saputo (né voluto, come reso evidente dalla celebre dichiarazione di Luciano Violante del 28 febbraio 2002, disponibile qui in video e qui, a pagina 75, nel resoconto stenografico ufficiale) fare opposizione.

Qualsiasi proposta non è credibile se non lo è anche chi la avanza. Così, a mio parere, onestà vorrebbe che anche Bersani si dedicasse agli scaffali e lasciasse perdere l'arrampicata. Ma non accadrà. Il motivo? L'ha spiegato lui stesso nella relazione. Ha detto a un certo punto: “Il Movimento 5 Stelle si aspetta un'autodistruzione del sistema politico?"

Autodistruzione? Ma certo che no.

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